
Cos’è il vuoto?È una domanda invisibile che attraversa le aule scolastiche, i corridoi degli ospedali, le stanze delle nostre case, e che troppo spesso gli adolescenti e gli adulti si trovano ad affrontare in una solitudine assoluta. Per rompere questo isolamento e tracciare percorsi di senso, laSala del Consiglio Comunale di Todiha ospitato il forum “Crescere nel vuoto, sulla promozione del benessere della persona e la cura dei legami nel viaggio della vita”. L’evento, promosso dalRotary Club Todisotto la presidenza dellaProf.ssa Maria Vittoria Grotteschie con il patrocinio delComune di Todi, ha offerto un’altissima occasione di riflessione corale, inaugurata dell’intervento delProf. Marco Bastianellie moderata con sensibilità dallaProf.ssa Elisa Bartolucci del Liceo Jacopone da Todi.Il convegno ha messo a nudo una delle grandi fragilità del nostro tempo: la paura di esprimere le emozioni, specialmente quelle ritenute “negative” come la tristezza, la paura e il senso di colpa.
In una società schiacciata dal “nichilismo” dove la malattia, la perdita o il fallimento rischiano di far naufragare le
esistenze, spingendo nei casi più tragici verso l’autodistruzione o il suicidio. Il forum ha offerto risposte concrete a questo disorientamento attraverso tre prospettive: clinica, antropologica e umana.
La prospettiva psicologica: il valore del limiteIlDott. Giacomo Ercolani, psicologo e psicoterapeuta impegnato nelle cure palliative e presso l’hospice, ha capovolto il paradigma comune:
«Spesso si pensa che in hospice si arrivi quando non c’è più nulla da fare. Invece è proprio lì
che c’è ancora tanto da fare».
Ercolani ha sottolineato come il senso di colpa e l’autocritica siano tentativi disperati di trovare una spiegazione logica a eventi traumatici, un meccanismo frequente anche nei bambini e nei ragazzi.
La Death Educationnelle scuole: Attraverso progetti mirati nelle scuole superiori, lo psicologo stimola i giovani a confrontarsi con il concetto del limite e della finitudine.
Citando La storia infinita, ha descrittoil vuotonon come una semplice assenza, ma come un“guardare in una direzione ed essere ciechi”.Curare il benessere significa allora riaccendere il desiderio autentico e riscoprire (come dimostrano gli studi sui rimorsi a fine vita) che le uniche cose che contano davvero sono gli affetti, i legami e la qualità del tempo condiviso.
La “pedagogia del deserto” e la crisi degli adultiA portare la discussione nel cuore della scuola è statoDon Francesco Buono, educatore, autore e responsabile di comunità. Il suo intervento è partito dal gelo di un’aula scolastica di Perugia di fronte aun banco vuoto con un mazzo di fiori, simbolo di una giovane vita spezzata a sedici anni.
«I ragazzi non cercano rispostine pronte», ha ammonito Don Francesco, «hanno bisogno che qualcuno cammini con loro nella fragilità». Utilizzando l’etimologia della parola “deserto” (dal latino deserere, abbandonare/sciogliere le regole), l’educatore ha tracciato una via: il deserto come luogo in cui si taglia il superfluo e si riscopre la parola che nasce dal silenzio. «Si cresce solo nella mancanza. Anche in fisica il motore a scoppio lavora nel vuoto e ne ha bisogno per la propulsione».
La sfida lanciata da Don Francesco è un richiamo alla responsabilità degli adulti, oggi troppo
spaventati dal presente e incapaci di offrire ai giovani un futuro che sia promessa e non
minaccia, trasformando il deserto in una “Pasqua“, cioè in un passaggio verso una vita nuova.
Le testimonianze: quando l’amore supera la morte
Il momento più toccante del forum ha visto protagoniste le testimonianze dei genitori dei “Percorsi di Speranza”, madri e padri che hanno vissuto l’esperienza innaturale della perdita di un figlio, anche a causa del suicidio.
Annaha raccontato la sua infanzia segnata dal trauma estremo della violenza familiare e il rischio di perdersi, superato grazie a una faticosa ricerca di consapevolezza.
Lamamma della piccola Priscillaha commosso la sala ricordando il coraggio della figlia e la lezione lasciata in eredità: «Priscilla ci ha lasciato una mappa fatta d’amore. I nostri figli sono diventati i nostri maestri».
Sonia, madre di Samuele, ha condiviso il dramma della notte in cui il figlio ha deciso di togliersi la vita: «Pensavo fosse finita. Poi, grazie al cammino con gli altri genitori e all’incontro con Don Francesco, siamo passati da una vita senza speranza a una vita piena di luce. Sono passata dal chiedere “Signore, perché a me?” al dire “Grazie per avermelo donato”».
Oggi per queste famiglie la memoria si è trasformata in servizio e cura verso gli altri genitori feriti.
Edoardo Brunelli


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