
TODI – Sono partiti da poche settimane i primi due dei tre cantieri finanziati dal Ministero della Cultura per il restauro del complesso di San Fortunato, di proprietà del Comune. Con l’installazione dei ponteggi nei pressi delle coperture delle sagrestie e davanti alla facciata del Tempio, sono stati avviati a fine aprile i lavori di restauro, che si estenderanno anche al Chiostro dell’ex monastero, oggi ingresso del Liceo “Jacopone da Todi”, nonché sede di numerosi eventi culturali soprattutto in estate, a partire da luglio, con il termine delle attività didattiche presso il nostro Istituto.
Nel dettaglio, l’opera pubblica prevede relativamente al Tempio il restauro dei portali di ingresso, la pulitura della facciata, il ripristino delle pavimentazioni e il restauro del coro ligneo. Nel Chiostro, poi, sono previste l’impermeabilizzazione e la ripavimentazione – per risolvere gli annosi problemi di infiltrazione – il restauro e la riqualificazione dell’ingresso, delle arcate, dei pilastri e delle colonne, il restauro degli affreschi e dei monumenti sepolcrali e la riqualificazione dello spazio verde centrale, come riportato in una nota del Comune. L’amministrazione è inoltre al lavoro, come ha dichiarato il sindaco Antonino Ruggiano, per mettere in campo nuove soluzioni per l’illuminazione esterna del Tempio.
L’amministrazione comunale punta a restituire il complesso restaurato entro ottobre, quando il Tempio di San Fortunato sarà al centro della celebrazione della festa del Santo Patrono. Tuttavia, la consegna dei lavori è prevista per il mese di dicembre 2026.
L’Assessore Primieri: «Un investimento importante per Todi» –«L’intervento di restauro e valorizzazione del Complesso monumentale di San Fortunato rappresenta un’opera particolarmente attesa dall’Amministrazione comunale, sia per l’altissimo valore storico, artistico e identitario del luogo sia per il ruolo che il complesso continua a svolgere nella vita culturale e sociale della città di Todi– ha dichiarato ai nostri microfoni l’avv. Moreno Primieri, assessore comunale ai lavori pubblici, urbanistica ed edilizia –I lavori interesseranno il chiostro monumentale, il portico, le coperture e la facciata del Tempio, con interventi di recupero delle pavimentazioni storiche, restauro di affreschi e monumenti sepolcrali, miglioramento del sistema di raccolta delle acque meteoriche, nuova illuminazione artistica e conservazione del prezioso coro ligneo. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla tutela delle superfici lapidee e degli elementi architettonici maggiormente esposti al degrado del tempo.Si tratta di un investimento importante sulla tutela del patrimonio storico della città e sulla valorizzazione di uno dei luoghi più rappresentativi della nostra comunità, affinché possa essere restituito in tutta la sua bellezza alle future generazioni».

Un monumento simbolo per la città di Todi –Il sito nel quale si trova il Tempio di San Fortunato è il punto più alto della città di Todi e ne rappresenta l’emblema, spirituale e materiale: il complesso dedicato al Santo Patrono svetta sulla città anche in lontananza grazie alla sua architettura monumentale. Da almeno tre secoli avanti Cristo l’area su cui oggi sorge il complesso di San Fortunato è stato sede di edifici di culto. All’interno dei cunicoli che percorrono il suo sottosuolo il Gruppo Speleologico di Todi rinvenne molti anni fa frammenti di terrecotte architettoniche del III sec. a.C. che erano appartenuti alla decorazione di un edificio di culto di un tempio di tipo etrusco – italico di quel periodo. Dal X secolo vi ebbe sede l’abbazia benedettina di San Leucio, che dal 1236 divenne sede dei padri domenicani. Tale complesso venne demolito sotto Gregorio XI e venne sostituito da una fortezza fatta costruire da Braccio Fortebraccio, signore di Todi. L’opera, nel XVI secolo, lasciò il posto ad un’altra fortificazione voluta da Papa Paolo II, definitivamente smantellata da Ludovico degli Atti nel 1503. Nei pressi dell’attuale Cappella Gregoriana del Tempio, si ergeva un tempo un edificio liturgico di modeste dimensioni, documentato nello Statuto del 1275, di cui ci rimangono il capitello utilizzato attualmente come acquasantiera e i due leoni stilofori posti ai lati della facciata. Fonti di archivio ci riferiscono quale data di inizio solenne della costruzione del nuovo complesso religioso il 7 giugno 1292. Probabilmente partecipò in qualche misura allo svolgimento dei lavori Lorenzo Maitani, autore del vicino duomo d’Orvieto, circostanza confermata da qualche fonte d’archivio che ne attesta la presenza a Todi a fine XIII secolo. Nell’ottobre 1301 Bonifacio VIII promulgò indulgenze a coloro che avessero visitato la nuova chiesa, che doveva quindi presentare un aspetto compiuto. I lavori tuttavia si protrassero addirittura fino al 1463: Todi fu investita da una crisi politica, economica e sociale, fu impegnata anche in altre opere (tra cui il Duomo e il Palazzo dei Priori), e mancava di una personalità forte come quella del cardinale Matteo d’Acquasparta, che aveva dato notevole impulso ai lavori per San Fortunato. Rimase – e tuttora rimane – incompiuta la facciata. È datata 1596 la cripta, voluta dal vescovo Angelo Cesi per riporvi le spoglie dei cinque santi protettori della città e di Jacopone da Todi. Un aspetto interessante riguarda la proprietà della Chiesa di San Fortunato: per secoli infatti è stata contesa tra i frati minori conventuali e il Comune di Todi; solo nel 1772, per determinazione di Papa Clemente XIV, venne risolta la questione a favore del Comune. Dal 1772, quindi, il complesso è di proprietà del Comune di Todi.
Il Chiostro risale invece alla fine del Trecento o agli inizi del Quattrocento e rappresentava l’ingresso al convento francescano. Esso sostituì il primitivo convento dei Benedettini Vallombrosani, che i Francescani, inurbatisi nel 1254, ampliarono notevolmente nell’ambito della costruzione della nuova chiesa. Non abbiamo fonti documentali rilevanti su queste opere, ma ci è giunta notizia solamente di numerosi lasciti testamentari e donazioni a favore del convento, che acquisì sempre più importanza divenendo, nel XVII secolo, sede della soprintendenza sugli altri edifici monastici. Ma già nel 1716 decadde da questo incarico e iniziò la la sua fase discendente: nel 1810 Napoleone soppresse il convento francescano, definitamente chiuso dal governo nel 1866

a seguito del restauro degli anni ’90
I restauri precedenti –Il complesso di San Fortunato è collocato in una zona molto problematica dal punto di vista geologico, per cui è stato oggetto di più interventi di consolidamento nel corso dei secoli. Il restauro più rilevante effettuato nell’area fu però quello degli anni ’90, realizzato nell’ambito della Legge Speciale 545 del 1987. Il Convento, prima del restauro, constava di tre livelli: al piano terra vi era il magazzino comunale e un’autorimessa; il primo piano era la sede dell’Archivio Comunale; al secondo piano erano collocate le aule del Liceo. Con i lavori avviati grazie alla legge speciale, l’Archivio venne collocato al piano terra, in comunicazione con la nuova Biblioteca Comunale Lorenzo Leoni, e la scuola, i cui locali vennero ampliati con l’aggiunta di un nuovo livello, rimase all’ultimo piano. L’area di San Fortunato, spesso ingiustamente marginalizzata nella struttura urbana nonostante il suo grande interesse storico e artistico, divenne da quel momento ed è tuttora centrale nella vita cittadina. Nel Tempio, sempre con i fondi della legge speciale, gli interventi di restauro si concentrarono su tre aspetti: l’impermeabilizzazione dei manti di copertura, in particolare delle cappelle laterali, le cui decorazioni erano fortemente minacciate da infiltrazioni, e la realizzazione di un nuovo sistema di smaltimento delle acque; il consolidamento di alcuni elementi strutturali; la realizzazione, infine, di nuovi impianti tecnologici, in particolare del sistema di videosorveglianza, dell’illuminazione artificiale, dell’impianto antintrusione e di quello di rilevazione dei fumi.
Matteo Borasso
Le immagini 1 e 2 sono tratte dal volume “Todi – Interventi per il consolidamento e restauro delle strutture di interesse monumentale e archeologico” (1996, Ministero per i Beni culturali e Ambientali)


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