
TODI – Mentre i riflettori si sono accesi sulle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, pronti a raccontare al mondo storie di coraggio, disciplina e determinazione, ci sono atleti che vivono quei valori ogni giorno. Lo abbiamo ben compreso, noi studenti del Liceo “Jacopone”, incontrandoPaolo Dongdong Camanni, un atleta che ha trasformato l’Aula Magna in uno spazio di ascolto e confronto, dimostrando come lo sport consista in fiducia e tenacia.
Ha esordito non parlando di se stesso ma della sua disciplina, la sua grande passione: nel judo, e nello sport in generale, Paolo ha trovato un modo per abbattere le barriere sia fisiche che psicologiche. La passione per la sua disciplina emerge soprattutto nella descrizione che ne fa. Nonostante venga considerato uno sport ‘minore’, il judo è fondamentale per lo sviluppo fisico e mentale, per amatori e agonisti, e per coloro che vogliono combattere. È uno sport che può essere praticato ad ogni età e non richiede particolari necessità fisiche. Paolo sottolinea più volte quanto la gestualità sia importante, come stringersi la mano in segno di rispetto.

Paolo nasce in Cina, il 5 dicembre 2003. Da neonato, viene colpito da una malattia che gli causa cecità permanente ma, dopo essere stato aiutato da un dottore, grazie all’impegno di un giornalista riesce ad ottenere documenti per essere trasferito in Italia dove trova una famiglia disposta ad aiutarlo. Un giorno, a causa della chiusura della piscina in cui praticava nuoto, inizia ad avvicinarsi al Judo a cui si appassiona soprattutto grazie alla filosofia tipica della disciplina. Dopo essersi allenato per molto tempo, partecipa ai mondiali di Baku. La competizione avviene in un periodo complesso della sua vita, in un periodo in cui cerca stabilità. Vincendo il bronzo, capisce che quella gara era un confronto che rappresenta per lui una conferma che gli ha aperto gli occhi e gli ha insegnato ad avere fiducia in se stesso. Il dono più grande che il Judo gli ha fatto è stato avere fiducia perché i risultati ripagano ogni sacrificio.
Paolo ha sempre considerato la sua disabilità non come una barriera o un ostacolo ma come una caratteristica che fa parte del suo essere umano, non vuole apparire come un campione in senso tradizionale, vuole trasmettere normalità alle persone che gli stanno intorno e vuole anche che, osservando i suoi successi, le persone non vedano il campione o l’atleta, ma un ragazzo giovane che cha faticato e si è impegnato per arrivare dove è ora. Non il fuoriclasse.“Solo Paolo.”
La famiglia è stata un grande sostegno per lui. Le persone che hanno creduto in lui anche quando lui stesso non lo faceva. Ne parla come le persone che gli hanno dato la possibilità di conoscere la libertà e l’autonomia che per Paolo sono fondamentali.
…Altro?
Ma non finisce qui. Paolo parla di se stesso a 360 gradi. Oltre alla sua carriera agonistica da judoka, il ragazzo racconta anche dei suoi giorni da liceale, del rapporto che ha sviluppato con molti dei suoi compagni di classe, anche grazie alla comune passione per l’informatica e il gaming. Infatti, nel corso della sua adolescenza, ha cominciato a nutrire anche una grande passione per i videogiochi, con cui riesce a giocare grazie alle impostazioni di accessibilità.
Oltre alla famiglia, ha una figura di riferimento essenziale, il suo allenatore che ha rappresentato una costante nella sua carriera e lo ha seguito fin dall’inizio. La persona che lo ha aiutato a capire quanto la sua cosìddetta ‘diversità’ fosse in realtà un suo pregio e una caratteristica fondamentale senza la quale non sarebbe stato il Paolo che tutti conoscono e quanto un successo sia più soddisfacente dopo fatica, sudore e sacrificio.

Importante fu per lui lo scoutismo che lo ha aiutato a prendersi le prime responsabilità e ad eliminare la timidezza e paura per mettersi in gioco e dare sempre una mano al prossimo.
Una sua fedelissima amica poi è la cagnolina Peggy che lo accompagna nella vita di tutti i giorni.
L’incontro con Paolo è stato molto interessante, si è rivelato essere un ragazzo ambizioso e determinato poiché ha grande fiducia nelle sue capacità e nel fatto che lo faranno arrivare lontano. Per questo non resta che augurargli il meglio e che possa conquistare tutte le vette più alte!


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