Statuti a Todi: lo specchio della popolazione e delle sue evoluzioni.

L’Archivio Storico Comunale di Todi è uno scrigno che custodisce innumerevoli tesori per la memoria e la storia cittadina; tra i più preziosi abbiamo i sei Statuti medievali. In occasione dei settecentocinquanta anni dall’approvazione del più antico di essi, il Comune ha offerto la possibilità di visionarli attraverso la mostra installata alla Torre Dei Priori che si affaccia sulla piazza del popolo di Todi.

Questi documenti storici erano una raccolta di norme scritte, per regolamentare i rapporti tra la collettività e i singoli. Lo Statuto comprendeva ogni diritto della città nel periodo storico medievale. Conteneva norme riguardanti ordinamenti politici, giustizia civile e penale, regole che riguardavano la vita economica, come il commercio e le corporazioni: tutto ciò che riguardava la vita dei cittadini e lo sviluppo della città sotto ogni aspetto. 

Gli statuti erano fondamentali perché sostituivano il vecchio diritto consuetudinario con regole chiare e scritte, tipiche dell’autonomia comunale. Questi testi sono stati scritti in latino, lingua ufficiale, anche se qualche parola si iniziava a sentire anche nel volgare locale. Lo Statuto non era una codificazione fissa e immutabile: ogni anno, infatti, veniva rinnovato in modo tale da soddisfare le nuove esigenze politiche e sociali.

A seguito dell’intervista effettuata al direttore dell’Archivio Comunale, Filippo Orsini, è stato possibile documentarci sui sei volumi esposti alla mostra “Todi e i suoi Statuti nel Medioevo”.

Volume 1. Lo Statuto del 1245

È il più antico testo ritrovato che propone aspetti ripresi poi da tutti gli altri cinque volumi.  

Il manoscritto è conservato a Todi, presso l’Archivio Storico Comunale. Un primo tentativo di descrizione risale al 1897 a cura dei due maggiori studiosi del res Tudertinae, Getulio Ceci e Giulio Pensi. Una descrizione più accurata è stata fatta da Laura Andreani successivamente.

Lo Statuto di Todi del 1275 raccoglie norme su giustizia, beni pubblici, e tasse. Non è solo un documento giuridico, ma testimonia la maturità politica del Comune medievale, infatti è stato scritto in un momento critico della storia tudertina, a seguito delle guerre tra Guelfi e Ghibellini, quando la città cercava un equilibrio politico. Di fatto costituiva un patto collettivo per regolamentare  la vita dei cittadini nel rispetto delle norme e della libertà propria. Le norme presenti erano maggiormente riguardanti la vita quotidiana: per esempio vestirsi troppo o servire troppo cibo al matrimonio di tua figlia significava infrangere la legge. C’erano regole anche su come portare a spasso il proprio cane e in generale azioni riguardanti la semplicità di tutti i giorni che però dovevano essere eseguite secondo un certo criterio.


È importante sottolineare che lo Statuto contiene, oltre a un complesso di norme giuridiche che regolano la vita del popolo anche numerosi capitoli dedicati all’igiene pubblica relativamente alla responsabilità collettiva che riguardava la pulizia delle strade, la pulizia delle acque, il controllo dei mestieri potenzialmente inquinanti, la prevenzione degli incendi e la rimozione dei rifiuti. Altre norme riguardavano il commercio e la produzione di alimenti. Lo Statuto, inoltre dedica all’ospedale e alle sue pertinenze, sette capitoli, evidenziando l’attenzione civica verso la cura dei bisognosi.

Volume 2. La raccolta del 1325-1335

Datato 1325-1335 contiene disposizioni e decreti normativi, con rilevanti guasti di conservazione. Non si può considerare un vero e proprio statuto, ma piuttosto una raccolta, ai fini di archiviare più libri affinché nel tempo non si sarebbero dispersi. È articolato in cinque sezioni.

Volume 3. Lo Statuto del 1337

È un volume costituito da cinque libri che contengono una raccolta completa e organica della normativa della città con aggiornamenti fino al 1343 e che organizzano le disposizioni secondo la materia trattata.

In calce allo Statuto sono contenuti gli Ordinamenta, per la difesa di città e contado e le Riformanze, un elenco aggiornato di tutti i nobili e i potenti di Todi e anche un secondo elenco, dove erano riportati i rappresentanti eletti nel comitato in difesa e soccorso del popolo.

Volume 4. Lo Statuto del 1346

È l’ultimo Statuto prodotto nel periodo medievale con aggiunta di articoli e riforme fino al 1520. Era fissato al banco con catena nella sala dei Palazzi del Comune e conservato lì, in modo tale da essere liberamente consultabile da tutti i cittadini e, se ce ne fosse stata la necessità, anche copiato dai funzionari per svolgere i propri incarichi.

Volume 5: Prova di Statuto ante 1350

È in uno stato di conservazione discreto rispetto agli altri, ma tuttavia disorganico nell’organizzazione della materia. Rilegato in parte male e fortemente lacunoso: costituisce una copia di lavoro, una sorta brutta copia su cui lavoravano diversi autori, per poi ritrarre lo Statuto definitivo di qualche anno intorno al 1350, non conservatosi. Questo esemplare ,mostra le modalità di lavoro e di copia adottate in quell’epoca: sui margini si possono anche numerose aggiunte, linee di cancellatura e riscritture.

Volume 6. Lo Statuto del 1549

È il primo testo, forse anche l’unico, stampato in quell’epoca a Todi, dal tipografo Pietro Matteo Tesori da Fossombrone. Non è un libro raro: solo in Italia se ne contano almeno 16 copie. Una delle più pregiate, perchè annotata dal celebre giureconsulto tuderte Vincenzo Carocci con importanti precisazioni di carattere storico-giuridico rimaste inedite, appartiene alla biblioteca dell’avvocato tuderte Attico Mortini.

Asia Oz

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