Impossibile non parlarne quest’anno e non pubblicare le opere vincitrici. Ilconcorso di poesia e narrativa “Saverio Marinelli”, al quale partecipo con le mie prime classi fin dalla prima edizione, intitolato alla memoria di un ragazzo speciale, dai grandi occhi scuri e dalla tenace volontà di vivere, ha premiato gli studenti dell’attuale 2AS con una ‘pioggia’ di riconoscimenti.
Ne sono orgogliosa, anzitutto perché questi ragazzi hanno messo cuore e anima nei loro scritti e se lo meritano. Davvero. In un’epoca che consuma tutto troppo in fretta, la scrittura costringe a fermarsi, a rimettere al centro il valore, inestimabile, di ogni singola esistenza. Consegnare ai ragazzi la memoria di Saverio significa dar loro una “bussola” nel grande “viaggio” della vita, perché le parole, quando nascono dal cuore e dal ricordo, hanno il potere di proteggere la vita e di renderla eterna.
Saverio continua a vivere attraverso loro.
Susi Felceti
Letizia Nuti (2AS)ha ottenuto ilprimo premionella categoriaNARRATIVAcon il seguente elaborato:
IL BRIVIDO DEL BLU Il mondo, per me, è sempre stato una sequenza di immagini bellissime , come le scene di un film proiettato su uno schermo. A me piacciono tanto i film sulle principesse, certo per quel poco che ricordo della voce di Elsa di sicuro non so cantare come loro ma mi piacerebbe esserne una. Io sono la principessa di mamma e papà, mi hanno sempre detto di essere stata una bambina speciale sin da quando sono nata, da quando mi hanno visto per la prima volta; tante volte mi lasciano dei bigliettini dentro la merenda a scuola o sui vestiti che la mamma mi prepara la mattina, lei va via presto, sono sempre dei pensieri tanto dolci che mi fanno sorridere: “Buongiorno pulcina, guarda che bel completo che ti ho preparato, ricordati i calzini nel cassetto. Buona giornata e ricorda, sei speciale!” questa è l’inconfondibile grafia della mamma, fa queste l un po’ strane, sono corte e le confondo con le i. “Principessa, prova a indovinare cosa ti ha preparato papà, non barare!! Un bacio e ricorda, sei speciale” non succede niente se ho sentito il profumo della mortadella, questo non è barare. Non mi piace parlare, anzi lo odio proprio, sento solo la vibrazione delle mie corde vocali ogni volta e devo dire che mi dà fastidio, mi piace però ridere e sorridere, in questo mamma e papà sono i numeri uno. Mamma e papà mi vogliono talmente tanto bene che, quando avevo cinque anni, mi hanno insegnato una lingua nuova, per capirci tra noi, quasi in codice, e la cosa bella è che non devo parlare. Poi mamma l’ha detto anche alle maestre e ai miei compagni, e con i gesti è tutto più semplice. Anche se sono abbastanza sicura che prima non fosse così. Ricordo poco di prima, il ricordo più lontano che ho è stato quando avevo quattro anni: un lampo bianco, il calore improvviso di un qualcosa che va a fuoco, eravamo vicino un parco dove papà mi aveva portata per giocare, e poi un suono ovattato che si è calato su tutto. C’era stata un’esplosione, almeno così mi ha detto papà. Non ci siamo più stati, peccato era bellissimo. Io non ho sentito niente, non mi sono fatta male. In realtà, nella mia testa, ho tanti vaghi ricordi di quando ero ancora più piccola: papà mentre mi tagliava il pane appena sfornato, ancora caldo, soffice e morbido per prepararmi il “panino alla mortadella migliore al mondo”, ricordo aveva una voce dolce e bassa che mi chiamava a prenderne un pezzetto. Se penso a mamma, invece, mi viene in mente quando mi accoccolavo vicino a lei, tutta rannicchiata sotto le coperte calde e con la testa poggiata sul cuscino morbido. Profumava tanto di fiori e di pulito, era fresco e mi faceva addormentare meglio e nella mia testa sento le canzoni che mi cantava per addormentarmi, con una voce delicata e affettuosa. Dal giorno dell’incidente, la mia vita, sì, si è riempita di mani che si muovono nell’aria, ma è diventata anche più particolare, più profumata, sento vibrazioni ovunque, se tocco un filo d’erba o cammino a piedi scalzi, sono diventata anche bravissima a riconoscere un cibo ad occhi chiusi, sul gelato sono imbattibile. E di tanti dottori. Oggi però c’è qualcosa di diverso. Mamma stava parlando con un dottore quando l’ho vista iniziare a piangere. Era la seconda volta che la vedevo in lacrime, la prima era stata quando ero in ospedale dopo l’incidente, pensava stessi dormendo e invece l’ho vista e sentita piangere. Mi rende triste vederla così. Ora ho sette anni e mezzo, sono grande e voglio capire. Il dottore sorride e la mamma mi abbraccia. L’abbraccio forte anche io, ma una volta finito ho le ho chiesto cosa fosse successo, ma lei non mi ha risposto. Il signore viene vicino a me con qualcosa in mano; lui sorride, cercando di rassicurarmi, ma a me non piace, mi spaventa. Sono due aggeggi ricurvi ma piccolini. Mamma mi parla, dice che mi aiuteranno ad essere come prima. Nemmeno me lo ricordo il prima, ma le do ascolto, mi fido di lei. Trattengo il respiro, ho paura e chiudo gli occhi, resisto e in un colpo me li mette; non sono molto fastidiosi ma li sento che sono sull’orecchio. Mamma rimane un po’ a parlare con il dottore, ma ero talmente tanto spaventata da essermi stancata; mi sono addormentata sulla sedia. Mamma, una volta finito, mi sveglia e insieme, io con gli occhi ancora assonnati, usciamo. Mamma sembrava davvero tanto felice, e mi dice qualcosa attraverso i gesti. Mi vuole portare in un posto a sorpresa. Nel viaggio in macchina riprendo a dormire, mi sveglio solo quando sento la macchina bloccarsi. Mamma mi viene ad aprire lo sportello e mi porta giù. Nemmeno il tempo di poggiare i piedi per terra che alzo gli occhi. Davanti a me c’è una distesa blu che non finisce mai. Del mare c’era il profumo di sale e un minimo sottofondo del suo rumore nei miei ricordi. Mia madre mi tiene per mano; sento le sue dita tremare leggermente. Lei mi guarda e muove le labbra con lentezza, disegnando parole che io leggo grazie ai suoi gesti così armoniosi. Mi sta dicendo che da piccolina amavo il mare e che era il mio posto preferito in assoluto. Io non ricordo questo particolare. Sento il sole che scotta sulle mie spalle e il vento che mi spettina, ma è una sensazione strana, sono molto felice, mi sembra di essere a casa. Camminiamo sulla sabbia. È calda, morbida, non riesco a capire se mi piace o mi dà quasi fastidio tra le dita dei piedi, mi fa salire una vibrazione che mi attraversa da cima a fondo. Mi fermo e guardo l’acqua che avanza e si ritira. Mi ipnotizzo. Mi tranquillizza e mi dà tanta pace. Vedo la schiuma bianca che scoppia sulla riva, vedo i gabbiani che spalancano il becco verso il cielo. Mi godo tutte queste sensazioni al massimo. Poi, sento una mano sulla nuca. Mamma mi guarda con gli occhi lucidi, mi manda un bacio e mi sfiora dietro l’orecchio, e preme un tasto. Inizialmente non succede nulla. Poi, di colpo un brivido mi percorre la schiena. Non è una vibrazione stavolta, è qualcosa che esplode dentro la mia testa. All’improvviso, il mondo smette di essere silenzioso. C’è un boato. Un ruggito profondo, continuo, che sembra venire dal centro della terra. Mi spavento, stringo la mano di mamma. Mi guardo intorno freneticamente: è l’acqua. Quella distesa blu non è solo colore. Ogni volta che l’onda cade sulla sabbia, fa un suono che mi emoziona, un friccicore che non avrei mai potuto immaginare. Mi sento attraversare da brividi in tutti gli angoli del mio corpo. Mi faccio colpire dalle goccioline salate, in faccia, chiudendo gli occhi, vivendo quel momento magico. Sento un verso stridulo sopra di me: è il gabbiano. Non è aggraziato come pensavo, è potente, quasi un grido. E poi sento la voce di mia madre. Mi giro e la guardo; le vedo scendere una lacrima. Mi sono girata al suo richiamo. Non sono solo labbra che si muovono che devono essere accompagnate dai gesti. Ha esattamente il tono che ricordavo, mi vibra nel petto. Dice il mio soprannome preferito. Non l’avevo mai “sentito” davvero. Ma ora sento tutto davvero, e ricordo di come da bimba mi addormentavo con solo il suo suono delicato. “Pulcina”, dice lei. E il rumore del mare, per la prima volta, non è più un ricordo sbiadito, ma lo sento, ovunque. Mi porto le mani alle orecchie, non per tappare quel baccano, ma per assicurarmi che sia tutto vero. Il silenzio è finito. Il mare ha finalmente una voce, e io sono qui ad ascoltarlo.
Questa è la motivazione della giuria: “Il mondo, per me, è sempre stato una sequenza di immagini bellissime”. Bisogna scorrere un po’ con la lettura per capire il senso dell’incipit di questo racconto, ma ne vale la pena. E’ il resoconto in prima persona di una seconda nascita, la protagonista è poco più che una bambina e in filigrana si scorgono il dolore, la preoccupazione e la paura dei suoi genitori. Racconto toccante e calibratissimo“.
Ilsecondo premionella categoriaNARRATIVAè stato conferito aNethan Anthonidura (2AS),premiato per il suo testo dal titolo“Il ricordo”.
IL RICORDO Un pomeriggio, mentre stavo tornando a casa in macchina da scuola, ero molto stanco, perché nei giorni precedenti avevo tante cose da studiare e io, che sono un ragazzo con qualche difficoltà di lingua, faccio molta fatica a restare al passo con tutte le cose da studiare che ho. Fuori faceva abbastanza freddo e la giornata sembrava uguale agli altri giorni, noiosi, e pieni di stress. Stavo già pensando male alle cose che potevano accadere nel giorno successivo e pensavo a cose come: “domani la prof mi interrogherà, prenderò l’insufficienza”, “voglio solo far contenti i miei genitori, voglio solo fargli vedere che sono capace di fare i compiti e di studiare prendendo un bel voto e facendoli felice”, “anche se sto studiando così tanto non sono mai bravo quanto gli amici che ho in classe”, “vorrei solo che tutte le professoresse capiscano che mi sto impegnando tanto”, “vorrei solo non far spendere tutti quei soldi ai miei genitori per le lezioni private, per farmi capire meglio le cose fatte a scuola” e tante altre cose. Quando sono tornato a casa, ero già giù con il morale e stavo ascoltando della musica, come faccio ogni volta, quando mi sento così, perché è una cosa che mi aiuta a non pensare a cose brutte. Quando sono entrato in casa, però, ho sentito subito un odore familiare. Veniva dalla cucina ed era un profumo che conoscevo bene. In quel momento mi sono fermato e la mia mente è tornata indietro nel tempo, quando non ero più in Italia. Infatti stavo pensando ai tempi, quando ero nel mio paese, lo Sri Lanka, un’isola che si trova a sud dell’India nel bel mezzo dell’Oceano Indiano. Pensavo sull’isola al caldo, al sole e al cielo che c’era sempre all’isola. Ricordavo anche il mare e il rumore delle onde che arriva sulla riva. Stavo immaginando tutti i bei momenti che stavo passando lì, quando non avevo tutti questi pensieri brutti, ed ero solo un bambino ottimista. Andavo a scuola lì, anche se molto probabilmente era più difficile. Ero molto bravo, perché c’era mia mamma che mi aiutava, accompagnava a scuola sia me sia mia sorella, anche se era molto lontano. Tutto questo mentre mio padre, poverino, doveva restare in Italia per lavorare. Mi è venuto in mente soprattutto quando mia mamma cucinava qualunque tipo di cibo che ogni giorno cambiava, infatti un giorno magari mangiavamo il riso con curry, verdure e carne, altre mangiavamo delle specie di piadine fatte di cocco con una salsa piccante e tanti altri tipici cibi. Poi sono ritornato in Italia, a Todi, a casa mia. Era ritornato il freddo e la vita era diversa. Ma quel profumo di spezie e di cibo preparato da mia mamma è rimasto. Dopo aver posato lo zaino, aver salutato mia mamma e lei che, come ogni volta, mi chiedeva come era andata a scuola, ci siamo messi tutti a tavola; parlavo loro di come era andata la giornata e di tutto quello che mi era successo e, come ogni volta, anche di come mi sentivo triste e pensavo a cose brutte. E loro provavano sempre a consolarmi dicendomi che il voto non era importante, ma l’unica cosa che gli importava era che io fossi felice, senza stress, e mi dicevano che a loro non importava nulla di quante volte andavo a ripetizioni e quanti soldi spendono. Infatti mi dicevano di chiedere qualsiasi cosa perché a loro bastava che io fossi tranquillo e che non vivessi con quella maledetta ansia che continuava a perseguitarmi e una cosa che mi fa sempre emozionare, perché capisco che i miei genitori mi vogliono bene e ci tengono molto a me, una cosa di cui sono grato, perché non tutte le persone sono così fortunate ad avere una famiglia come quella che ho io.
Nella categoriaPOESIA, ha ottenuto ilprimo postolo studenteCesare Torricelli (2AS), autore della poesia“Il rumore del silenzio”.
Questa la motivazione della giuria: “l‘urgenza e la fatica del crescere, la necessità dolorosa del distacco, la ricerca di un’autonomia, la promessa di non rompere il filo dell’amore. Piccolestrofe di versi liberi,non una parola in più del necessario, immagini dense e potenti“.
IL RUMORE DEL SILENZIO Parliamo, ma le parole cadono nel vuoto. Voi cercate il bambino che vi teneva la mano. Io cerco un’uscita da una stanza troppo stretta.
Le vostre voci si consumano. I miei silenzi alzano muri. Fuori: respiro meglio!
Gli specchi non sanno chi sono. Cresco come un’ombra che si allunga, e copre il bambino che stringevate.
Mi guardate e vedete un mistero. Io vi guardo e vedo un’onda che si allontana.
Sto crescendo. e per trovarmi devo perdermi un po’, lontano dai vostri occhi che mi conoscono a memoria…
Consapevole, che anche fuori dal mio sguardo VOI SIETE LI’.
Segue, con“Ombre e lampi”, Daniele Bernardini (2AS),che ha ottenuto ilsecondo postonella categoriaPOESIA.
OMBRE E LAMPI Vivo ogni giorno senza un domani. Non so se arriverà mai.
Ho solo un passato di gloria e tempeste. So che non tornerà.
Perdo gli occhi nel cielo a cercare un soffio di vento.
Stanco e disilluso respiro odori di successo e fallimento.
Nuvole di panna nuvole di piombo pioggia acida fugaci attimi di felicità.
Mani fredde decise come ombre appiccicate, sorrisi che ingannano, parole che tagliano.
Mani forti camminano accanto silenziosi ma fedeli, portano luce tra le pieghe dei giorni più neri.
Nuvole di speranza, nuvole di angoscia, pioggia fatale mani che restano brevi attimi di sole.
Al terzo posto si è piazzatoMattia Leandri (2AS),con la poesia“Tramonto”.
TRAMONTO Nel silenzio del tramonto sento la voce di tutte le stelle. non è mai un addio, è un saluto leggiadro che rimane sospeso
A tutti gli studenti premiati vanno le congratulazioni della redazione di Sottob@nco e di tutta la comunità scolastica!
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