
TODI- Settembre, il mese “degli studenti”: qualcuno riprende il percorso dell’anno precedente, qualcun altro inizia un nuovo capitolo della propria vita, buttandosi completamente a capofitto in un ambiente nuovo, senza sapere che cosa gli o le riserverà il futuro. È proprio in quest’occasione che si ripensa a tutto ciò che è stato, che si è fatto, che si è vissuto. A fronte di tutto questo, abbiamo deciso di intervistare proprio una studentessa che ha ormai finito il suo percorso liceale,Giulia Proietti, peraltroredattrice del giornale Sottob@nco per tre anni, e a lei abbiamo posto alcune domande per capire e dare voce al punto di vista di noi ragazzi riguardo l’Esame di Maturità che, tra l’altro, dall’anno scolastico 2025/2026 ha subito anche dei cambiamenti, nel nome e nelle modalità, soprattutto nella parte orale della prova. Innanzitutto il colloquio riguarda quattro materie, di cui due sono le stesse delle prove scritte mentre le restanti vengono estratte nel mese di gennaio. Dunque non si partirà più da un’immagine casuale da cui poi fare dei collegamenti alle varie materie. Inoltre, viene data molta più rilevanza al curriculum dello studente insieme alle attività dell’alternanza scuola-lavoro e alla materia dell’educazione civica, dando modo allo studente di parlare anche di sé. Per quanto riguarda gli scritti, la prima prova è il tema di italiano ed è uguale in tutte le scuole superiori, mentre la seconda prova è su una materia d’indirizzo.
Per iniziare, direi di parlare del nuovo Esame di Stato: che cosa ne pensi? Secondo te, le nuove modalità rispettano di più il curriculum e il profitto degli studenti nei cinque anni?
A mio parere, il nuovo Esame di Stato è stato più semplice, soprattutto nella parte orale. Inizialmente avevo molta ansia e mi aspettavo una prova molto complessa; invece sono poi riuscita a organizzarmi bene e a gestire lo studio delle quattro materie previste. Ovviamente durante tutto l’anno ho continuato a studiare tutte le discipline, ma una volta terminata la scuola mi sono concentrata principalmente sulle quattro materie che erano oggetto d’esame, organizzando il ripasso in modo da non sentirmi completamente sopraffatta.Ho trovato particolarmente importante il fatto che durante l’esame venissero considerati anche il curriculum dello studente e il percorso di Formazione Scuola-Lavoro. I professori si sono interessati molto al nostro percorso, alle esperienze che avevamo fatto e, soprattutto, a ciò che ci piaceva e che avremmo voluto fare in futuro. Questo, secondo me, ha permesso di dare all’Esame uno sguardo non esclusivamente nozionistico: non si è parlato soltanto di ciò che avevamo studiato, ma anche di noi come persone, delle nostre esperienze e del percorso di crescita e di scoperta che abbiamo affrontato durante gli anni della scuola superiore. Personalmente, preferisco molto di più questa modalità d’esame rispetto alla precedente perché permette agli studenti di esprimere al meglio quelli che sono stati i loro interessi e le loro attività nel corso dei cinque anni.
Continuando, qual è stata invece la difficoltà più grande? C’è qualcosa che ti aspettavi e invece si è rivelato diverso?

La difficoltà più grande, paradossalmente, non è stata l’esame in sé, ma lasciare la mia classe e i miei compagni. Dopo cinque anni trascorsi insieme, sapere che quella quotidianità sarebbe finita è stato molto più difficile di quanto mi aspettassi. La scuola non era fatta soltanto di interrogazioni e verifiche, ma anche delle persone con cui ho condiviso una parte importante della mia vita. Invece, dal punto di vista scolastico, la prova che mi ha messo maggiormente in difficoltà è stata la seconda prova scritta di matematica. Era sicuramente la parte dell’esame che ‘sentivo’ di più e che mi ha richiesto maggiore concentrazione.Al contrario, mi aspettavo un orale molto più complesso e forse anche più pesante. Avevo immaginato di trovarmi davanti a una situazione molto più rigida e difficile da gestire, mentre, una volta iniziato, mi sono trovata bene e soprattutto a mio agio. Credo che anche il fatto di poter parlare del proprio percorso e di ciò che si è fatto durante gli anni abbia contribuito a rendere l’orale più personale di come lo avevo immaginato.
Capisco. Com’era il clima tra studenti e professori?
Il clima tra compagni e professori, inaspettatamente rispetto a ciò che pensavo, è stato molto collaborativo e sereno.Tra compagni ci siamo aiutati molto nello studio e ci siamo dati tanto sostegno per affrontare l’esame. I professori, invece, sono stati gentili, rassicuranti e pronti ad aiutarci in caso di bisogno. Non hanno fatto quel “terrorismo psicologico” che, invece, avevamo vissuto all’inizio dell’anno.
Pensi che ci sia stato un momento particolarmente emozionante o difficile?
Come momenti emozionanti potrei parlarne di due che mi hanno colpito: il primo è stato la notte prima degli esami, quando, sulle scale del Duomo, ci siamo riuniti con tutti i maturandi degli istituti di Todi e abbiamo cantato insieme. È stato un momento di unione e condivisione molto toccante: ci siamo abbracciati, abbiamo pianto insieme e ci siamo guardati negli occhi, condividendo l’ansia e la paura per il futuro.Un altro momento emozionante è stato quando sono uscita dall’orale. In quel momento non mi importava tanto di come fosse andata la prova, quanto di chi era fuori ad aspettarmi, di chi aveva più ansia di me, di chi gioiva per i miei traguardi e di chi era lì per sostenermi. Penso soprattutto ai miei amici che, nonostante la stanchezza degli esami, si erano svegliati presto per essere presenti. Mi sono sentita libera: respiravo a pieni polmoni e avevo la sensazione di poter affrontare qualsiasi cosa.
Il momento più difficile, invece, è stato quando mi sono trovata davanti alla seconda prova scritta di matematica. Non nascondo di aver avuto paura e di aver fatto fatica a svolgerla. Mi sono abbattuta e, per un momento, non mi sono sentita all’altezza.
Parliamo ora del tuo percorso con Sottob@nco. Pensi che l’esperienza nel giornale scolastico ti abbia aiutato alla Maturità? In che modo? Scrivere, intervistare e verificare le fonti ti ha dato un metodo di studio diverso? Quali competenze hai acquisito in redazione che oggi ritieni più preziose?

Sicuramente l’esperienza nel giornale scolastico mi ha aiutata, soprattutto nel momento in cui ho dovuto organizzare lo studio. Mi ha insegnato a capire cosa fosse davvero importante e cosa, invece, potesse essere lasciato in secondo piano. Quando ci si trova davanti a quattro programmi interi da ripassare e studiare, le informazioni da ricordare sono davvero tante e non è possibile dare a tutto la stessa importanza.
Il giornale d’Istituto mi ha insegnato proprio questo: quando si scrive un articolo bisogna saper selezionare le informazioni, ricercare le fonti, verificarle e decidere cosa inserire e cosa invece lasciare da parte. Ho cercato di applicare lo stesso principio anche allo studio, imparando a distinguere i concetti fondamentali da quelli secondari e a costruire un ripasso più ragionato.
Tra le competenze che ho acquisito in redazione, quelle che oggi considero più preziose sono sicuramente la capacità di ricercare e selezionare le fonti, il lavoro di squadra e la capacità di esprimere la propria opinione. Scrivere un articolo non significa soltanto mettere insieme delle informazioni: bisogna capire se ciò che si sta utilizzando è attendibile, scegliere il modo migliore per raccontarlo e, quando necessario, sviluppare anche un proprio punto di vista.
Credo quindi che il giornale mi abbia poi dato un metodo che va oltre la scuola: mi ha insegnato a essere più critica nei confronti delle informazioni che trovo e a non prendere per vero tutto ciò che leggo.
Pensi che questo Esame abbia ancora un valore simbolico importante?
Penso che lo abbia, ma fino a un certo punto. Un voto, valutato attraverso queste modalità, non può determinare il percorso di cinque anni, soprattutto perché si ha una sola possibilità e non sempre si riesce a dare il meglio di sé.
Il valore simbolico, però, rimane: è un momento che fa percepire un passaggio importante della propria vita, un momento in cui si cresce, si cambia e si chiude un capitolo per iniziarne uno nuovo.

Se potessi dare un consiglio agli studenti che sosterranno la Maturità il prossimo anno, cosa diresti loro?
Il primo consiglio che darei è sicuramente quello di stare tranquilli. La Maturità viene spesso descritta dai professori come qualcosa di enorme e quasi insuperabile, ma, dopo averla vissuta, posso dire che non è così difficile come spesso viene fatta sembrare. È una prova importante, certo, ma è soprattutto un’occasione per cercare di dimostrare le proprie capacità. Più si riesce a mantenere la calma, più tutto diventa semplice.
Ovviamente bisogna studiare, impegnarsi e dare il massimo, ma questo non significa precludersi tutto il resto. Direi agli studenti di organizzarsi bene, perché con una buona organizzazione è possibile studiare senza impazzire e, allo stesso tempo, continuare a vivere il proprio ultimo anno.
Godetevelo. Divertitevi, uscite, state con i vostri amici e vivete serenamente questo periodo, perché non tornerà più. La Maturità è importante, ma non dovrebbe trasformare l’ultimo anno di scuola in un anno passato esclusivamente sui libri. Se ci si organizza, si può riuscire a fare entrambe le cose.
E soprattutto, anche se può sembrare una frase scontata e forse difficile da comprendere davvero prima di viverla, ricordatevi che il voto non definisce chi siete. Potranno esserci delusioni, magari perché il risultato finale sarà più basso di quello che speravate, oppure colpi di fortuna e risultati migliori delle aspettative. A volte il voto può anche sembrare ingiusto, perché non sempre riesce a rappresentare quello che una persona ha fatto davvero, ma quel numero non determinerà il vostro futuro e non dirà chi siete veramente. Se dovesse arrivare una delusione, bisogna cercare di dimostrare a se stessi di essere superiori a quel risultato e non lasciarsi abbattere.
Ciò dovrebbe essere un pensiero fisso nelle menti dei maturandi e un concetto che i professori dovrebbero divulgare e affermare già alla prima campanella dell’ultimo primo giorno di scuola degli studenti del quinto anno: la Maturità corona il percorso fatto, non lo giudica. Un voto non potrà mai rappresentare appieno gli sforzi, i sacrifici e le difficoltà affrontate da ogni singolo studente nel suo percorso di cinque anni!


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