Quando la solidarietà scorre nelle vene

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Gli studenti del Liceo “Jacopone da Todi” incontrano l’AVIS: tra testimonianze, dati e iniziative, il valore concreto della donazione del sangue.

“Nessuno è inutile in questo mondo se allevia il peso di qualcun altro.”

In queste parole dello scrittore vittoriano Charles Dickens, interprete profondo dei valori di solidarietà ed empatia, si condensa il significato più autentico del dono: un principio che prende forma nell’azione dell’AVIS, da sempre impegnata a promuovere una cultura della solidarietà.

Nei giorni 16, 20 e 26 febbraio, le classi quinte del Liceo “Jacopone da Todi” hanno partecipato, nell’Aula Magna della sede di Largo Martino I, a una serie di incontri con i delegati dell’AVIS di Todi. L’iniziativa, inserita nel percorso di educazione alla cittadinanza, ha offerto agli studenti l’occasione di confrontarsi con il valore concreto della donazione del sangue. Nel corso degli incontri, i volontari hanno illustrato il significato e le modalità della donazione, soffermandosi su un aspetto tanto semplice quanto decisivo: donare sangue significa offrire un aiuto reale, gratuito e anonimo. Un gesto che non cerca riconoscimento e proprio per questo acquista un valore ancora più profondo. I numeri, del resto, restituiscono con chiarezza la portata di questa necessità:ogni giorno, in Italia, circa 1800 pazienti ricevono trasfusioni, per un fabbisogno medio di 8000 sacche di sangue.

Anche a livello locale, l’AVIS di Todi si configura come una realtà solida e attiva:i soci donatori sono 673,affiancati da 39 soci non donatori,con 45 nuovi iscritti nell’ultimo anno. Le donazioni complessive hanno raggiunto quota 1137, di cui 1103 di sangue intero e 34 di plasma. Dati significativi, che tuttavia si confrontano con una tendenza ormai evidente: il progressivo calo dei donatori, legato anche all’invecchiamento della popolazione. In assenza di un adeguato ricambio generazionale, il rischio è quello di non riuscire, in futuro, a garantire la continuità delle scorte necessarie.

È proprio in questa prospettiva che si inseriscono le attività di sensibilizzazione promosse dall’associazione. Tra queste, il tradizionale spettacolo annuale dell’AVIS di Todi, giunto quest’anno alla ventottesima edizione e tenutosi il 7 e l’8 marzo presso il Teatro Comunale. Un appuntamento ormai consolidato, capace di coniugare dimensione culturale e impegno civile, trasformando la musica e la danza in uno strumento di consapevolezza.

In questa occasione sono intervenuti il presidente della sezione, Fabrizio Baffoni, e l’assessore alle politiche familiari del Comune di Todi, Alessia Marta. Entrambi hanno richiamato l’attenzione sull’importanza di diffondere una cultura della donazione sempre più radicata. Baffoni, in particolare, ha evidenziato come, nonostante il buon numero di donatori presenti sul territorio, il fabbisogno resti costante: il sangue, ha ricordato, “non basta mai”. Da qui l’invito, rivolto soprattutto ai più giovani, ad avvicinarsi a questo gesto di responsabilità civile.

 

Particolarmente significativa, durante gli incontri a scuola, è stata la testimonianza diCarlo Ceccarini, docente di chimica e socio AVIS, che ha raccontato di aver iniziato a donare a 46 anni, spinto dal desiderio di aiutare un’amica. Un’esperienza che, come ha sottolineato, trascende l’aspetto sanitario: donare non è soltanto un atto medico, ma un gesto profondamente umano, capace di lasciare una traccia duratura.

A questa si è affiancata la voce di un giovane donatore,Piero Gioffrè, studente della classe 5AS, che ha condiviso la propria prima esperienza, contribuendo a ridimensionare timori e incertezze. La donazione, spesso percepita come qualcosa di complesso o doloroso, si rivela invece un gesto semplice, accessibile, alla portata di molti.

Al termine dell’incontro, ai ragazzi è stata lasciata una domanda: che cosa diremmo a un nostro coetaneo per convincerlo a diventare donatore? Una domanda rimasta sospesa, forse perché non esiste una risposta immediata. Piuttosto, una consapevolezza che matura nel tempo, nel riconoscimento che anche un gesto minimo può avere un valore immenso. Perché la solidarietà, in fondo, non si misura nelle parole, ma nella concretezza delle azioni. E talvolta basta davvero una sola goccia di sangue per fare la differenza.

Maria Elisa Stagnari

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