IL FUTURO DI NOI GIOVANI È INDIRIZZATO AL GIUSTO “NUMERO CIVICO”?

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È valida l’organizzazione sulla quale si basa la conoscenza del nostro essere “futuri cittadini”?

“Scuola” deriva dal termine greco scholè che indica il tempo che il cittadino destinava alla sua completa formazione. La scuola di oggi che cura la crescita dei nostri studenti non dovrebbe mantenere le stesse prerogative? E in una formazione completa non può certo mancare l’educazione civica, che anzi sta all’inizio e alla fine di ogni altra possibile: ciò che assorbiamo a scuola infatti ha senso soprattutto se possiamo poi riversarlo in una comunità nella quale ci muoviamo come cittadini consapevoli.

Ebbene, da questo anno scolastico l’insegnamento dell’educazione civica è obbligatorio nelle scuole di ogni grado.

I temi proposti dalle linee guida ministeriali riguardano tre nuclei fondanti: la Costituzione italiana e il diritto (nazionale e internazionale), la legalità e la solidarietà; si prende poi in considerazione lo Sviluppo sostenibile, l’educazione ambientale, la conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio; infine si raccomanda la Cittadinanza digitale, ormai imprescindibile per i nostri tempi.

Questa novità formativa non appare certo infondata se guardiamo i dati del solo 2018: circa 1 ogni 18 omicidi volontari in totale è da attribuire alle mafie, e la sensibilizzazione al contrasto alle mafie è uno dei cardini proposti dalle linee guida ministeriali. Più di 28mila i reati commessi contro l’ambiente nel medesimo anno; riguardo poi alla tutela del patrimonio le opere d’arte trafugate sono state 40 e in generale il fenomeno dell’aggressione al patrimonio culturale e la sua conseguente commercializzazione ha assunto in Italia una dimensione sempre più estesa, nazionale e transnazionale, come si può agevolmente leggere nel sito del The Journal of Cultural Heritage Crime.

Se poi restringiamo lo sguardo alla nostra provincia vediamo che essa, quanto a denunce di crimini registrate dai sistemi informatici, si colloca alla trentesima posizione tra tutte le province italiane (106) nella classifica stilata dal Sole 24 ore per l’anno 2020.

Ben venga quindi l’idea di una educazione civica che abbia lo scopo di agire sui giovani per creare un futuro migliore con cittadini consapevoli e rispettosi della legge.

Chiedendo agli studenti delle scuole del circondario cosa pensano di questa “nuova disciplina” sono emersi diversi punti di vista. Tutti ritengono fondamentali il tema del rispetto del prossimo e percepiscono come assolutamente necessaria una preparazione digitale, anche se generalmente ritengono che la scuola fornisca già, relativamente a questo aspetto, le competenze necessarie.

Alcuni ammettono di aver espresso il loro diritto di voto, una volta compiuta la maggiore età, con poca consapevolezza. Interessante quindi la soluzione che propongono: la scuola dovrebbe essere più intesa alla attualità politica e non solo attraverso la ricognizione della storia politica o partitica dell’Italia, ma utilizzando una frazione dell’orario curricolare per analizzare i fatti riportati dai quotidiani e confrontarsi su di essi con la mediazione dei docenti.  Certo è che l’educazione civica non può assumere una fisionomia ideologica, nel senso di operare un orientamento delle scelte politiche dello studente, ma di fatto è proprio il punto della consapevolezza politica quello che è emerso con maggiore forza.    Una chiarezza soprattutto del linguaggio. Evidentemente l’attenzione alla realtà del governo del Paese, come si va ripetendo da anni, è molto scemata, non però perché i giovani siano meno motivati a parteciparne, ma perché si sentono disorientati da un linguaggio del mondo politico e giornalistico che spesso non capiscono, poiché risulta loro troppo tecnico e settoriale, molto spesso allusivo e ricco di riferimenti a fatti poco conosciuti.

Tutti concordano sul fatto che la scuola non debba essere una semplice agenzia nozionistica: cosa ce ne facciamo di futuri dottorini che sanno legger di greco e di latino,e scrivono e scrivono, ma non hanno molte altre virtù?  Inteso ciò alle virtù civili, prima di tutto: certamente Giosuè Carducci non sarebbe d’accordo!

Molto gettonato è risultato il tema del rispetto delle differenze e della identità di genere; in particolare diversi ragazzi hanno evidenziato la necessità di associare a queste tematiche anche uno spazio dedicato all’educazione sessuale, notando che in altri Paesi del mondo questa è una realtà sperimentata da tempo.

Inoltre, chi sono coloro che insegnano l’educazione civica ai ragazzi? Non sono certamente degli insegnanti di diritto o persone esperte del settore. Ecco quindi che è emersa da molti degli intervistati la seguente critica: perché il ministero promuove dei giusti temi se poi non investe sul personale, che risulta l’elemento discriminante per la buona riuscita degli ideali che vogliono essere trasmessi?  Senza contare che alcuni insegnanti che abbiamo intervistato hanno espresso una certa perplessità, non solo riguardo al dover trattare temi che solitamente non affrontano o che non sono direttamente correlati alla loro formazione, ma anche sulla tempistica: non si poteva aspettare, per introdurre una novità importante come questa, la fine dell’emergenza sanitaria? Quanto è utile andare a comprimere l’orario di insegnamento per dare spazio alla nuova disciplina, per un totale complessivo di 33 ore per ogni periodo scolastico, dal momento che la didattica a distanza già significativamente riduce il tempo disponibile per le spiegazioni, le verifiche e in generale il dialogo educativo? 

Di certo una cosa è certa: da qualche parte si deve pure iniziare. Il mondo cambia solo a partire da qualcosa che è già cambiato. Investiamo con fiducia sui giovani per avere un futuro in cui chi agisce è cosciente di ciò che fa, perché se come diceva Socrate chi conosce il bene non può non farlo, è importante   essere tutti consapevoli di cosa sia davvero il bene.

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