CONTINUA A SPERARE

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CONTINUA A SPERARE

“Dedicato a tutti quelli che hanno e avranno una passione e che non smettono mai di sperare anche se devono affrontare mille difficoltà come Malik”

di Martina Mannaioli

Ciao, sono Malik, ho 5 anni, sono magro, basso ma molto intelligente (così mi dice la mamma), ah e una cosa fondamentale, voglio diventare un astronauta. L’ho sempre sognato; infatti guardare le stelle mentre salto nel cortile del villaggio in cui sono nato è sempre stato il mio sport preferito. Le persone mi guardano in modo strano perché non smetto di saltare, finché la mia mamma non mi prende per mano e mi riporta nel nostro letto, in silenzio, perché non dobbiamo svegliare i nostri amici che dormono, talvolta anche in tre, proprio perché, come mi ha detto la mia mamma, a loro piace respirare l’uno sul collo dell’altro, cosi se fanno sogni brutti sanno che c’è qualcuno a cui possono stringere la mano.

Ora non mi trovo a casa, ma su una fantastica barca blu che ha lo stesso colore del mare che mi sta cullando da circa 5 lune. Sono molto contento di stare qui perché mi addormento guardando le mille lucine bianche nel cielo nero e sogno di toccarle con un dito mentre cammino sulla luna. L’unico problema è che non posso saltare, perché non c’è spazio; appena lo faccio infatti, tutti dicono cose molto cattive a mia mamma, che però non ha la forza di rispondere e quindi mi prende tra le sue braccia e inizia a contare con me queste lampade del cielo. Lei mi ha insegnato a contare; dice che se voglio diventare qualcuno devo cercare di mettermi sempre alla prova e non smettere mai di imparare, magari anche da coloro che non mi stanno troppo simpatici come quel bambino Kota; lui mi prende sempre il disegno che mi ha mandato mio papà (lui è astronauta) e mi dice che in realtà è tutto finto e che lui non esiste; ma io so che non è vero perché me lo ha detto la mia mamma. Contare è semplice, basta pensare ad un insieme di cose come ad una stella, poi la prendi e la metti vicino ad un’altra e fanno due, e andando avanti piano piano sono arrivato a duecento. Ho imparato anche a condividere, o meglio a dividere; infatti abbiamo 20 pagnotte di pane però ne possiamo prendere solo 2 al giorno, perciò ho imparato che se deve bastare per 40 persone non si possono fare pezzetti più grandi rispetto ad altri ma devono essere tutti uguali, in modo che tutti possano mangiare. Io comunque sono fortunato, perché spesso mia mamma mi dà anche il suo pezzo; non ha mai fame, ma sempre tanto sonno (come tanti in questa culla) e tanta voglia di arrivare; non ho capito bene dove, ma ha detto che potrò andare a scuola. Ho sempre sognato di ritrovarmi in uno di quei spazi con tanti bambini. Non vedo l’ora di arrivare. Ho tante domande come: i bambini saranno come me? A loro piacerà la matematica? E le stelle, la luna? Avrò degli amici? Non so, per il momento mi accontento di stare vicino alla mia mamma, che però non si sveglia da stamattina; so che è stanca, ma le voglio dire fino a quanto sono riuscito a contare questa notte. Aspetterò che si svegli.

Ciao, sono Malik, ho 10 anni e mia mamma non si è mai svegliata da quella mattina. Lo so che state pensando, “povero bambino”, in realtà no; lei c’è, c’è sempre e c’è sempre stata; anche quando sono arrivato a Roma in questo luogo chiamato casa-famiglia, quando a scuola mi prendono in giro se riesco a risolvere un problema con una semplice equazione, quando mangio da solo perché nessuno si vuole mettere vicino a me, non so perché, però ho sentito che un bambino diceva che puzzo, eppure io cerco di essere sempre pulito, vestendomi con la camicia, perché era quello che avrebbe voluto mia mamma; c’è anche quando la maestra mi dice che potrei andare direttamente in prima media solo perché conosco già minimo comune multiplo, equazioni e altro, ma io penso sempre che tutti potrebbero essere al mio livello se leggessero i libri che abbiamo nella casa-famiglia: sono tutti bellissimi su storia, geografia, ma soprattutto tanti su scienza e matematica; solo che appena dico libro tutti mi indicano e mi guardano come se li avessi insultati. Ah, domani dobbiamo portare un plastico sui pianeti: ci lavoro da due mesi. Il mio compagno di squadra non ci ha potuto lavorare perché aveva sempre dei problemi, ma per me non è una difficoltà, mi piace aiutare gli altri e soprattutto renderli stupiti. Ogni anno verso giugno organizzano una mostra di scienze con i capolavori che gli studenti hanno fatto dall’inizio dell’anno e io ho vinto il premio già due volte di fila. So che mia mamma è molto contenta. Credo che le cose andranno meglio, devo solo dare tempo al tempo, insomma chi ha detto che non posso avere un amico?

Ciao, sono Malik, ho 20 anni e faccio l’università di Fisica. Già, tutti hanno detto che dovevo sceglierla, soprattutto le mie adorate professoresse di matematica delle medie e del liceo, le uniche che mi abbiano mai capito, da quando mamma non c’è più. Le medie? Per niente semplici, non perché avessi difficoltà con le materie, anzi tutt’altro, ma come penso avrete capito già, l’amico tanto sperato non è arrivato, anzi diciamo che ho avuto molti nemici che mi hanno fatto notare una cosa di cui non mi ero mai accorto: IO SONO DIVERSO, e mi sento in colpa per questo. Penso sempre di mettere tutti a disagio sia per il colore della mia pelle che per il mio sapere. Io non vorrei essere cosi, insomma andiamo perché devo essere così? Tutti mi guardano in modo strano come se avessero paura, io però non farei del male nemmeno ad una mosca, ma sto iniziando ad avere paura anche di me stesso. Le insegnanti non si comportano diversamente dai bambini, tranne quella di matematica che, come dicevo prima, ha iniziato a capire ciò che provavo: ero diventato sempre più scontroso, era come se volessi punirmi per ciò che ero, avevo smesso anche di leggere i miei adorati libri di matematica e fisica che portavo anche a ricreazione. Lei mi ha fermato mentre non avevo visto una macchina che stava passando. So che state pensando: che tutto ciò mi aveva portato al pensiero di suicidarmi, ma in realtà io veramente non avevo visto la macchina; sta di fatto che lei ha preferito saltare la sua riunione per offrimi una cioccolata calda, nessuno l’aveva mai fatto, e non se ne è andata finché non le ho raccontato tutto quello che provavo dicendole però che non avevano colpa i miei compagni, che loro facevano bene a trattarmi cosi, perché me lo meritavo. Lei non ha detto nulla, alla fine ha detto solo “Ci sono, sempre”. Frase non scontata. Pian piano riuscii a superare quella crisi, ma subito dopo ebbi un periodo molto brutto: scoprii infatti, guardando un giorno i disegni che da piccolo facevo con la mamma, che la sua mano e quella del mio ipotetico papà erano identiche e così anche i loro modi di scrivere; realizzai quindi che Kota aveva ragione e che l’unica persona di cui mi ero fidato, mi aveva tradito: mia mamma. Ebbi cosi un totale rifiuto verso tutto quello che riguardava la matematica e il contare ma soprattutto feci una cosa ancora più grave, rifiutai il sogno che mi aveva accompagnato da quando ero piccolo, essere astronauta. Non fatelo, non fatelo mai, non rifiutate mai il vostro sogno neanche se qualcuno vi dice che non ce la farete mai e non preoccupatevi che ci sarà, anche se tutto il mondo è contro di voi, continuate, sognate, perché è la cosa che ci rende più umani. Questa è la frase che mi ripeteva sempre la mia professoressa del liceo (scientifico). Anche lei mi aiutò tantissimo per questa crisi, soprattutto nella cosa più importante: perdonare la mia mamma per ciò che aveva fatto. A volte le persone, i genitori fanno cose che non accettiamo ma lo fanno per non farci soffrire, è sicuramente una delle cose che ho capito con questa “prima delusione”. Non ho trovato quegli amici della mia età che speravo ma ho trovato due mamme, che ci sono sempre quando ho paura e credo di non poter andare avanti.

L’università? Non credevo di poterci arrivare, tanti mi hanno messo i bastoni fra le ruote durante il mio percorso scolastico, soprattutto quando sono riuscito ad entrare all’università anche con il massimo voto nel diploma, infatti è stato molto difficile, anche qui, farmi accettare, tutti credevano che non avrei potuto studiare o capire tutto il programma o che mi sarei fermato al primo esame. Io sinceramente me ne infischiavo, ho capito che come io sono diverso per loro, loro sono diversi per me quindi anch’io avrei potuto trattarli con questo tono altezzoso che mi ritrovo ad affrontare ogni singola volta e anzi se vogliamo proprio dirla tutta chi, quale individuo è uguale all’altro? Siamo tutti diversi l’uno dall’altro anche se compriamo le stesse cose; i sogni, i caratteri, la fisionomia, sono le cose che ci definiscono e che ci rendono unici.

Si sbagliavano, sto già al secondo anno e ho la media del 30!

Ciao, sono Malik ho 30 anni, e sono laureato in astrofisica con il massimo dei voti, ovvero 110 e lode, con i complimenti dei miei professori che dopo il primo esame del primo anno mi hanno portato sempre sul palmo della mano. Ora non lavoro, è molto difficile cercare lavoro, vorrei andare in America ma non ho i soldi, ho però cambiato città, non mi trovo più a Roma ma a Padova, città bellissima dove posso spostarmi tranquillamente con la mia bici. Sono sposato da 2 anni e ho una piccola bambina di tre mesi. Dove potete trovarmi? Per la strada, non nel senso che vivo per strada ma sto ancora aspettando la mia possibilità di uscire e urlare al mondo ci sono, perciò faccio quello che ho sempre odiato vedere, faccio “l’ambulante” ma non come state pensando, io regalo una possibilità di sognare con quello che mi riesce più semplice: la matematica. Avete presente il mio sogno? Penserete che non lo realizzerò mai, ma in realtà non è così perché ho un’amica che resterà con me fin quando non morirò ed è mia moglie; ho una bambina con cui tocco le stelle e cammino sulla luna, quindi posso ritenermi una tra le persone più fortunate al mondo. Io ogni giorno vedo gente sempre più triste e preoccupata per le strade, soprattutto i ragazzi, quindi regalo la possibilità di sognare, attraverso dei braccialetti arcobaleno che danno una speranza, facendo qualche domanda di matematica, che anche se non sanno rispondere, li incita a provare e dopo sono più felici.

Sogna e sorridi, la vita può essere difficile ma credici, c’è sempre un modo.

Il racconto ha vinto il secondo premio – categoria narrativa – al concorso “Saverio Marinelli” bandito per il quinto anno consecutivo dall’Unitre di San Venanzo in collaborazione con la Pro Loco di San Venanzo e con il patrocinio del Comune. Il concorso, nel ricordo di Saverio, un giovane studente del posto volato al cielo all’età di 19 anni per una grave malattia genetica, è volto a promuovere tra i giovani valori di amicizia, solidarietà, rispetto dell’altro e gioia di vivere sui quali improntare il proprio stile di vita.

Complimenti a Martina dall’intera redazione di Sottob@nco per essersi messa in gioco e per aver onorato, così facendo, la memoria di un ragazzo straordinario , tale da aver lasciato in chi l’ha conosciuto e amato un patrimonio di valori spirituali.

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