Oltre il traguardo:correre con la forza di chi non si arrende

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Ci sono eventi che cambiano profondamente una persona e il modo in cui guarda il mondo.

Per me e mio fratello Jacopo, uno di questi è stato la perdita di nostro zio Maia, scomparso il 14 aprile scorso dopo una lunga battaglia contro una grave malattia del motoneurone. Negli ultimi anni la malattia lo aveva privato progressivamente di ogni movimento, fino a paralizzarlo completamente. Assistere alla sofferenza di una persona cara e vederla intrappolata nel proprio corpo è un’esperienza difficile da descrivere, che lascia un segno profondo.

Per questo, quando nostro zio era ancora con noi, abbiamo deciso di partecipare alla Mezza Maratona di Milano che si è svolta il 3 maggio e di avviare una raccolta fondi a favore della ricerca scientifica. Il nostro obiettivo era sostenere concretamente chi lavora per trovare cure più efficaci e, allo stesso tempo, dimostrare la nostra vicinanza a tutte le persone che combattono ogni giorno contro questa malattia.

Purtroppo, poco prima della gara, nostro zio è venuto a mancare. A quel punto la corsa ha assunto per noi un significato ancora più profondo: non era più soltanto una sfida sportiva e un’iniziativa benefica, ma anche un modo per onorare la sua memoria e portare avanti il messaggio di speranza che aveva ispirato il nostro progetto.


Affrontare una gara di 21 chilometri non è semplice, soprattutto per due ragazzi di 17 e 14 anni che non praticano sport a livello agonistico. Nei mesi precedenti alla gara ci siamo allenati compatibilmente con gli impegni scolastici, cercando di conciliare studio e preparazione fisica. Nel frattempo abbiamo aperto una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe chiamata “RunforMaia” e, con nostra grande sorpresa, la risposta è stata straordinaria: in poco tempo sono state raccolte oltre 6.000 sterline. Il giorno della gara è arrivato più in fretta del previsto.

I primi chilometri sono stati accompagnati dall’entusiasmo e dall’energia del momento, ma con il passare del tempo la fatica si è fatta sentire. Verso metà percorso i muscoli iniziavano a dolere e ogni passo richiedeva uno sforzo crescente.

Proprio nei momenti più difficili abbiamo trovato la motivazione per andare avanti. Pensavamo a nostro zio e alla forza con cui aveva affrontato la malattia. Mentre noi lottavamo contro la stanchezza per continuare a correre, ricordavamo le difficoltà che lui aveva dovuto affrontare ogni giorno. Quel pensiero ci ha dato l’energia necessaria per non fermarci.

Tagliare il traguardo insieme è stata un’emozione indescrivibile. Oltre alla soddisfazione sportiva, abbiamo avuto la certezza di aver trasformato il nostro dolore in un gesto di solidarietà.La raccolta fondi rappresenta un piccolo contributo alla ricerca, ma soprattutto testimonia come, anche nei momenti più difficili, sia possibile trovare la forza di reagire e di fare qualcosa per gli altri.

Questa esperienza ci ha insegnato che il ricordo di una persona non vive soltanto nella memoria, ma anche nelle azioni che compiamo ispirandoci ai suoi valori. Per questo continueremo a impegnarci in iniziative che portino avanti il messaggio e l’esempio che nostro zio ci ha lasciato.

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