
L’antica arte di infiorare il suolo, utilizzando petali e materiali naturali per creare disegni e tappeti floreali di grande effetto scenografico, è una tradizione molto antica legata alla festa religiosa del Corpus Domini, che quest’anno cadrà il7 giugno, molto diffusa in Umbria, tanto che nel 2024 la Regione ha approvato una legge specifica per la valorizzazione delle infiorate artistiche.
Molti sono i borghi coinvolti in questa attività, tra cui anche la città di Todi, ma Spello rappresenta uno degli esempi più noti e apprezzati a livello nazionale. Ogni anno i tappeti floreali del Corpus Domini trasformano il borgo in un museo a cielo aperto, richiamando migliaia di visitatori. Durante la notte gli infioratori realizzano lunghi tappeti e quadri floreali lungo le vie utilizzando solo petali, semi e materiali vegetali. Il mattino successivo la processione passa sopra le opere, che restano visibili solo per poche ore, rendendo l’evento partcolarmente suggestivo.
Un’antica tradizione che gli studenti della classe 1AC del nostro Liceo hanno potuto toccare con mano durante un incontro svoltosi nell’Aula Magna.

L’evento è stato suddiviso in due parti: in primo luogo è stata svolta un’attività divulgativa, durante la quale sono state spiegate le origini e le modalità della manifestazione delle Infiorate, seguita da un momento pratico in cui gli alunni sono potuti diventare degli “infioratori”.
La mattinata si è aperta con la visione di un filmato che ha mostrato agli studenti, sbalorditi da tanta bellezza, le infiorate degli anni precedenti. Successivamente, si è parlato delle origini e delle modalità della manifestazione.
Le Infiorate nascono a Spello nel 1700, quando un parroco ebbe l’idea di realizzare decorazioni floreali per rendere più suggestiva la festa del Corpus Domini. Nel corso del tempo, questa usanza si è evoluta e, a partire dagli anni ’60, la Pro Loco ha contribuito a organizzarla e strutturarla in modo più sistematico. Le composizioni hanno sempre avuto un tema religioso, inizialmente si prendevano immagini dai testi sacri e le si riproduceva con i fiori. Oggi, invece, un ruolo fondamentale è svolto dal bozzettista, cioè il disegnatore del gruppo, che parte da un’idea e la sviluppa in un progetto dettagliato. Nel tempo si è andati alla ricerca di fiori sempre diversi, per ottenere una maggiore varietà di tonalità. Attualmente, grazie all’uso di fiori sia freschi che secchi, si riescono a ottenere circa un centinaio di sfumature. In passato si utilizzavano esclusivamente fiori spontanei, ma oggi molti di essi sono scomparsi a causa dei diserbanti e delle nuove tecniche agricole. Per questo motivo, ogni anno, a metà novembre, si acquistano semi di fiordaliso in diverse colorazioni: bianco, rosso, blu, lilla e nero, che vengono coltivati appositamente per la manifestazione. Il fiordaliso blu, in particolare, è diventato il fiore simbolo dell’infiorata. Il culmine della festa si raggiunge quando il vescovo esce dalla chiesa portando l’ostensorio con il Corpo di Cristo.
È proprio in quel momento che le infiorate trovano il loro compimento. Essendo realizzate con fiori freschi, infatti, queste opere hanno una durata molto breve e, dopo poche ore, iniziano a perdere la loro freschezza. Per questo motivo vengono definite una forma di “bellezza effimera”.
Il percorso delle infiorate si snoda lungo le vie del centro storico di Spello per circa un chilometro e mezzo. Le opere, vengono realizzate per accompagnare la processione e per esaltarne il significato religioso. In origine, durante il passaggio del vescovo, gli abitanti lanciavano petali di fiori dalle finestre. Con il tempo, però, questa usanza si è evoluta fino a trasformarsi in una vera e propria forma d’arte.
Oggi le infiorate sono organizzate in diverse categorie, tra cui tappeti geometrici e figurativi, oltre a una sezione dedicata ai gruppi under 14. Le opere rispettano misure precise, i quadri possono arrivare fino a circa 60 metri quadrati mentre i tappeti devono avere una dimensione minima stabilita. Ogni gruppo, composto da almeno cinque persone, lavora per quasi un anno alla realizzazione del proprio progetto. Il processo creativo parte dal bozzettista che elabora un disegno a partire da un tema religioso, talvolta arricchito anche da riferimenti a tematiche sociali. Una volta definito il bozzetto e i colori, inizia un lungo lavoro di preparazione. Si va dalla semina e coltivazione dei fiori alla loro raccolta e conservazione.

Una volta raccolti, i fiori vengono “spetalati”, cioè separati in petali, in un lavoro paziente e condiviso. I gruppi si riuniscono ogni sera, trasformando questa attività in un momento di socialità e collaborazione. I primi fiori vengono essiccati naturalmente al sole, mentre quelli raccolti nell’ultima settimana prima del Corpus Domini vengono mantenuti freschi e conservati in celle frigorifere. Il momento più intenso arriva il sabato sera, quando le strade del centro storico vengono chiuse al traffico e la città si trasforma in un grande laboratorio a cielo aperto. I disegni vengono riportati sull’asfalto con diverse tecniche: gessetti, carta, stampi o proiezioni e poi riempiti con milioni di petali. Il lavoro prosegue per tutta la notte e entro le otto del mattino, le infiorate sono completate e pronte per essere ammirate.
Le opere sono realizzate esclusivamente con materiali vegetali, non sono ammessi fiori artificiali né fiori tinti e l’uso della colla è vietato dal regolamento, sia per rispetto della tradizione sia per consentire eventuali modifiche durante la realizzazione. Solo in caso di vento, la giuria può autorizzare una leggera spruzzata d’acqua e colla per mantenere i petali in posizione. La domenica mattina, dopo una notte di lavoro, gli Infioratori attendono con emozione il passaggio della processione. È proprio questo momento a dare senso a tutto il lavoro svolto, le opere vengono attraversate e “consumate” dal passaggio del vescovo e dei fedeli. Al termine, non resta nulla se non il ricordo di chi ha partecipato e di chi le ha ammirate.


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