
Esattamente ottocento anni fa si spegneva San Francesco d’Assisi, eppure, a otto secoli di distanza, il suo spirito continua a illuminare l’Italia. Per celebrare questo grande anniversario, in tutto il Paese si stanno svolgendo eventi e iniziative che raccontano l’eredità del Santo più famoso della nostra regione. Anche il Comune di Perugia non è rimasto indietro, rispondendo con una mostra dal titolo “Giotto e San Francesco”, ospitata nella Galleria Nazionale dell’Umbria e curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi.


La mostra è nata in stretta collaborazione con le realtà del territorio regionale e patrocinata dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’Ottavo Centenario della morte del Santo. Questo grande evento espositivo vuole raccontare il lungo rapporto vissuto da Giotto nella basilica di Assisi, dove il genio del pittore fiorentino incontra il carisma del Santo: la città, infatti, fu il centro propulsivo di una religiosità più umana e della rivoluzione figurativa più adatta a comprenderla, la quale segnò la nascita dell’arte moderna. Accanto a Giotto emergono, nel secondo decennio del Trecento, due grandi maestri senesi che continuano ad assicurare la centralità della città: Simone Martini, interprete di un’eleganza gotica raffinatissima, e Pietro Lorenzetti, capace di una narrazione intensa e drammatica. Il percorso espositivo mette in dialogo i protagonisti della rassegna con i maestri umbri che, tra Perugia, Gubbio, Spoleto, Montefalco e Orvieto, seppero accogliere e reinterpretare in modo originale la lezione giottesca e senese.
Insieme alle opere d’arte, possiamo trovare diversi manoscritti e documenti storici che testimoniano l’influenza di Francesco sulla società dell’epoca, tra cui laReducentes ad sedulae, una bolla che venne emanata il 15 maggio 1288 da Niccolò IV, il primo papa francescano, e che consentì ai frati minori di Assisi di utilizzare le elemosine sulla tomba di San Francesco e alla Porziuncola per l’ampliamento, l’ornamentazione e la cura della chiesa eretta in onore del santo, basilica papale e casa madre dell’ordine. È anche possibile ammirare il registro del notaio Giovanni di Alberto di Assisi, documento rinvenuto nel 1973 la cui importanza è dovuta all’essere l’unica testimonianza d’archivio della presenza di Giotto ad Assisi.


La mostra vuole conferire apporti rilevanti allo studio di queste tematiche centrali della storia dell’arte, attraverso la restituzione dell’unità originale di opere smembrate, l’effettuazione di diversi restauri, la presenza di opere mai esposte al pubblico e la proiezione di un video immersivo incentrato sulla Basilica di San Francesco ad Assisi. Un’opportunità importante per valorizzare il patrimonio della nostra regione e per vedere in uno stesso luogo opere così diverse ma, allo stesso tempo, così affini.
Un appuntamento culturale di grande valore, che si avvia alla conclusione, con chiusura prevista per il 14 giugno.


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