Todi: giovani imprenditori crescono

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TODI – La città finisce sotto i riflettori regionali, distinguendosi come uno dei territori più dinamici per quanto riguarda l’imprenditorialità giovanile. La città si posiziona infatti al primo posto nella classifica regionale per numero di giovani che avviano nuove attività ogni mille abitanti, confermandosi anche leader per vocazione imprenditoriale in generale.
Un primato che non è casuale, ma frutto di un contesto in evoluzione, capace di stimolare idee, iniziative e nuovi progetti.

All’interno di questo articolo è possibile leggere l’intervista aSamuele Tomasselli,direttore generale di Generazione T, il quale approfondisce le ragioni di questo successo e offre uno sguardo diretto sulle opportunità e sulle sfide che i giovani incontrano oggi nel fare impresa.

Che cos’è Generazione T e con quali obiettivi è nata?
In una definizione breve potrei dire che Generazione T è una società che lavora negli appalti pubblici, nella formazione dei giovani e nel finanziamento tramite incentivi con microcredito per le imprese dei giovani. Più nello specifico: lavora negli appalti pubblici perché Generazione T segue l’affidamento di servizi pubblici come ad esempio i DigiPASS, che sono strutture e servizi dedicati ad accompagnare cittadini e imprese nell’accesso e nell’uso delle tecnologie digitali.
Inoltre, la nostra organizzazione gestisce altri servizi in collaborazione con altre società con le quali ha creato rapporti stabili, come per esempio nell’ambito culturale, aiutando nella gestione di musei, teatri e biblioteche.
Si occupa della gestione di spazi polifunzionali per i giovani, spazi dove si può studiare, lavorare, organizzare degli eventi… In generale potrei dire che i servizi di interesse pubblico coordinati da Generazione T sono legati all’ambito culturale e si interessano ai giovani.
In più, la nostra società si sta affermando in regione come ente formativo, toccando vari campi e gestendo differenti corsi. Ad esempio, Generazione T si occupa di percorsi formativi il cui obiettivo è portare all’acquisizione delle soft skills, fondamentali nel mondo del lavoro e nella nostra realtà digitale e che quindi permettono ai giovani di essere più competitivi in ambito professionale.
Il terzo ramo di cui si occupa, riguarda la progettazione dietro alla gestione di un servizio pubblico, che in più noi stiliamo anche per altri enti del terzo settore: associazioni, cooperative, imprese no profit che potenzialmente possono accedere ad altre tipologie di finanziamenti: bandi pubblici, bandi messi a disposizione da fondazioni private e pubbliche, bandi europei o internazionali. Questa sezione legata alla scrittura di bandi per conto terzo, oltre ad essere una linea di business molto importante per Generazione T, è quella che crea i nostri partenariati: in questo momento abbiamo migliaia di partner in Italia, centinaia in Europa e alcuni anche al di fuori dell’Europa. Creare questa rete così grande permette il confronto più o meno diretto con altri associati, la cui esperienza diventa esempio sul campo.
In questo modo noi riusciamo ad essere estremamente innovativi. Nell’ufficio di innovazione di Generazione T, durante lo scorso anno, abbiamo investito quasi 200.000 euro per portare progetti o esperienze di persone per migliorare e rendere ancora più all’avanguardia quelle che sono le nostre proposte.
In conclusione, la nostra organizzazione aiuta i giovani nella parte di avvio dell’attività di impresa e nella parte finale di rendicontazione per agevolare il lavoro.

Che cosa ti ha spinto a impegnarti in prima persona in Generazione T?
Dopo aver concluso la scuola superiore a Todi, ho seguito l’idea diffusa che in Umbria ci fossero poche opportunità e che fosse necessario proseguire gli studi altrove. Per questo mi sono trasferito prima a Bologna e avevo programmato di studiare anche a Madrid; tuttavia, a causa della pandemia di Covid-19, non ho potuto partire per la Spagna. Parallelamente, facevo parte di un’associazione con cui organizzavamo eventi per la città, occupandomi in particolare della redazione dei bandi per il Comune di Todi.
Grazie al mio lavoro e a quello di un collega, siamo riusciti ad aggiudicarci diversi finanziamenti.

Nel frattempo, ho conosciuto un ragazzo che svolgeva la mia stessa attività nell’area del Trasimeno: abbiamo deciso di collaborare, unendo le forze e continuando a scrivere bandi insieme mentre entrambi studiavamo fuori. Siamo partiti con Generazione T nel 2021 a Castiglione del Lago… Nel primo anno abbiamo ottenuto circa 20.000 euro di finanziamenti, nel secondo circa 80.000, fino ad arrivare a oggi, in cui Generazione T e le associazioni collegate ottengono complessivamente circa 3 milioni di euro di affidamenti ogni anno. Oggi siamo una realtà composta da quasi 40 dipendenti e operiamo in cinque regioni diverse.

Puoi raccontare qualche progetto o storia di successo nata grazie alla vostra realtà?
Innanzitutto potrei dire che la nostra società ha invertito due tendenze: la prima è quella dei giovani che si allontanano dall’Umbria per studiare e cercare opportunità lavorative fuori: per esempio nella Direzione Generale di Generazione T, tre persone su 4 sono Umbre ma hanno studiato in altre regioni. Abbiamo invertito questa tendenza  di andare a lavorare e studiare fuori cercando di dare l’opportunità di farlo nella nostra regione. Molti di noi in Generazione T amano il nostro territorio e il fatto che si pensa che si debba andar via per per necessità di natura economica  non fa parte della nostra visione, quindi cerchiamo di dare un’alternativa ai giovani che vogliono abbandonare l’Umbria.
La seconda tendenza che abbiamo invertito è che abbiamo portato all’interno di Generazione T giovani di altre regioni.
Inoltre, un importante riconoscimento per Generazione T è arrivato nel 2024, in occasione delle elezioni per la Presidenza della Regione. Sia la candidata del centrosinistra, Proietti, sia quella del centrodestra, Tesei, hanno sottoscritto un documento di ricerca pubblicato dal nostro Osservatorio per le politiche giovanili del Trasimeno, in cui abbiamo analizzato la condizione dei giovani della zona, estendendo successivamente lo studio all’intera Umbria. Le dieci proposte emerse dal nostro lavoro sono state inserite nei programmi elettorali di entrambe le candidate.

Todi è in cima alla classifica regionale per imprenditorialità: secondo te, quali sono i fattori che hanno portato a questo risultato?
Il grande vantaggio che ha Todi è dovuto al fatto che ci sono molti Istituti superiori che non attraggono solamente ragazzi tuderti ma anche moltissimi giovani dei Comuni limitrofi. Quindi, in una realtà così dinamica come quella del Comune di Todi, il quale investe ogni anno ingenti risorse per diverse attività culturali che danno spazio alla creatività come workshops e convegni, è facile che un giovane riesca ad essere attratto da questa tipologia di iniziative e riesca poi a pensare, secondo le proprie capacità, all’apertura di un’attività in proprio. Inoltre, un altro aspetto importante è sicuramente il tessuto commerciale e artigianale della città di Todi: non ci sono grandi industrie, pertanto è elevata la presenza di singole partite IVA. Un giovane si trova, quindi, a lavorare in un contesto dove viene stimolato a mettersi in proprio ed è sollecitato anche dal dinamismo del Comune stesso. 

Che ruolo hanno i giovani in questo scenario così dinamico?
Credo che molto dipenda dalle singole caratteristiche dei giovani che spesso agiscono senza soffermarsi a lungo a riflettere sulle conseguenze delle loro azioni. Questo li rende intraprendenti e sicuramente è un aspetto parzialmente positivo perché un giovane che vive con una convinzione statica o con il timore delle ripercussioni del proprio operato e non riesce, di conseguenza, a realizzare quelle che sono le sue idee o a canalizzare gli stimoli che vengono dall’esterno, si trova, quindi, a rimanere in una condizione di immobilità. Nella realtà dinamica di Todi, come ho ribadito precedentemente, ricca di sollecitazioni, ne deriva che può risultare piuttosto semplice accogliere questi stimoli, rielaborarli e trovare la spinta per realizzare qualcosa di proprio.

Quali sono i principali ostacoli che incontrano i giovani che vogliono dare vita ad un’attività?
In molti sostengono che le vere difficoltà per aprire un’attività siano la burocrazia e le barriere d’ingresso di natura economica, ovvero che dare il via a un progetto sia molto costoso. Concordo in parte con queste opinioni, in quanto credo che il vero problema di chi fa impresa sia la burocrazia; ma non condivido pienamente le opinioni di quanti sostengono che dare vita ad un’attività sia eccessivamente costoso.
Per quanto concerne la burocrazia, nella mia realtà di Generazione T, dove tra questa e le società collegate vengono gestiti circa 3 milioni di appalti all’anno, è necessario un ufficio amministrativo composto da quattro membri, oltre ai consulenti esterni quali commercialista, consulente del lavoro, vari revisori e lo studio legale che ci segue, per i quali è necessario spendere molte risorse economiche e, l’operato indispensabili di questi rallenta l’azione dell’impresa, che potrebbe sfruttare quei tempi e quelle risorse per ricerca e sviluppo dell’attività.
Per tutti questi motivi la burocrazia si presenta come elemento ostacolante per chi vuole fare impresa.
Al contrario, penso che le barriere iniziali di natura economica non rappresentino una grande difficoltà: esistono infatti delle tipologie di imprese profit che permettono di generare gli utili e di dividerli alla fine dell’anno e che possono essere avviate con un capitale di rischio di circa 2000/3000 euro, un investimento contenuto per dare inizio a un’attività.
Le difficoltà reali sopraggiungono quando l’impresa è decollata, difficoltà che si incontrano strada facendo e che iniziano ad essere molto onerose.
In questi momenti si valuta se vale la pena procedere con l’ampliamento della propria attività di impresa per ottenere un reale beneficio, perché ogni intervento necessario comporta un aumento significativo delle spese, dovute alle normative e ai regolamenti che, nella maggior parte dei Paesi europei e del mondo, non sono presenti.

Che tipo di supporto servirebbe di più da parte delle istituzioni locali o regionali?
Dire “sburocratizzazione” sarebbe troppo semplice. Secondo me, servirebbero servizi di supporto per agevolare la compilazione e il controllo delle procedure burocratiche. 
Servirebbe uno sportello a sostegno del cittadino per aiutarlo nel gestire le criticità che si incontrano nell’iter burocratico.
E’ fondamentale, però, parlare dell’interesse degli enti pubblici nei confronti dei giovani che vogliono fare impresa, infatti sono state stanziate cospicue somme per attività di lavoro legate al servizio civile universale e per attività di tirocinio, oltre a numerosi incentivi per l’avvio di imprese, che vanno a risolvere il problema della barriera economica d’ingresso.
In realtà, alcuni sportelli di supporto per la compilazione delle pratiche aziendali esistono, ma sono pochi, legati a grandi federazioni e richiedono iscrizione e contributo economico, in quanto non garantiti da enti pubblici.

Che consiglio daresti a un giovane che oggi vuole mettersi in proprio ma ha paura di fallire?
Ritengo che la paura del fallimento abbia un peso solo fino a un certo punto. Oggi, infatti, chi avvia un’impresa in ambiti innovativi, caratterizzati da un rischio più elevato, può contare su tutele offerte dalla normativa dedicata alle start-up.
Se, invece, un giovane decide di intraprendere attività più tradizionali, come l’apertura di un bar o di un ristorante, le barriere economiche iniziali non sono particolarmente elevate. Le principali difficoltà legate alla burocrazia emergono in una fase successiva, ma, se l’impresa cresce, possono essere gestite e assorbite più facilmente.
Per questo motivo, il consiglio principale è quello di mettersi in gioco e provarci: restare fermi significa non darsi nemmeno la possibilità di fare un passo avanti. Attraverso un’attenta analisi del mercato e dei bisogni, è possibile individuare opportunità e sviluppare la propria attività.
In sintesi: provateci. Anche nel peggiore dei casi, avrete comunque acquisito esperienza.

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