
Manca ormai poco ad un evento epocale per l’esplorazione umana dello spazio: il 2 aprile a 00:24 (ora italiana), se non ci saranno intoppi,verrà lanciata la seconda missione del programma Artemis, la prima con equipaggio, Artemis II. L’obiettivo della missione, a cui parteciperanno quattro astronauti, è un sorvolo ravvicinato della superficie lunare, per ora senza allunaggio. Un po’ quello che successe nella missione Apollo 8, nel dicembre del 1968, quella in cui fu scattata l’iconica e bellissima foto ricordata col titolo di“Earthrise”, il “Sorgere della Terra”.

La portata sotto il profilo storico e scientifico di questa missione è sotto gli occhi di tutti: l’uomo non va sulla Luna dall’ultima missione del celeberrimo programma Apollo, l’Apollo 17, che lasciò il nostro satellite il 14 dicembre 1972, più di 53 anni fa. Non a caso, il programma Artemis, idealmente il successore del programma Apollo, prende il nome dalla dea della caccia Artemide, sorella gemella del dio del Sole.
Gemelli… diversi
Nonostante le divinità che danno il nome ai due programmi siano gemelle, le due spedizioni lunari della NASA non sono affatto uguali: pur condividendo un fine comune, hanno caratteristiche abbastanza diverse tra loro.In primis, con il programma Artemis, si spera di porre le fondamenta per costruire una presenza stabile e sostenibile dell’uomo sulla Luna. Sostenibile innanzitutto economicamente, dato che le spese pazze del programma Apollo sono assolutamente improponibili al giorno d’oggi. Negli anni ‘60, infatti, furono messi in campo finanziamenti che ammontano a ben 26 miliardi di dollari in circa 13 anni, corrispondenti a 250 miliardi di dollari attuali, mentre il costo di Artemis è stimato in “soli” 93 miliardi di dollari. Artemis, inoltre, è caratterizzata da una vasta collaborazione internazionale che coinvolge, oltre alla NASA, le sue agenzie governative partner (come l’ESA e l’ASI) ed alcune aziende private, tra cui il colosso SpaceX e l’italiana Thales Alenia Space, solo per citarne alcune.
Altro aspetto sicuramente non marginale è la differenza abissale nell’attenzione alla sicurezza degli equipaggi delle due missioni: mentre gli astronauti dell’Apollo dovevano fare i conti con la possibilità di perdere la vita in missione, nel programma Artemis la priorità assoluta è la sicurezza dell’equipaggio, che a differenza delle missioni Apollo è composto da quattro astronauti invece che da tre. Si comprende, dunque, come mai dopo più di mezzo secolo non siamo ancora tornati sulla Luna: anche se disponiamo di una tecnologia avanzatissima rispetto al passato (basti pensare che il computer di bordo del modulo lunare del programma Apollo aveva una capacità di calcolo minore di quella di uno smartphone), l’obiettivo ad oggi, in sostanza, è spendere e rischiare il meno possibile. Negli anni ‘60, invece, il confronto con l’Unione Sovietica nella cosiddettaCorsa allo spazio, fondamentale sul piano geopolitico e militare più che su quello scientifico, giustificò spese folli e rischi in più per gli astronauti.
Come mai di nuovo sulla Luna?
Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: perché tornare un’altra volta sulla Luna, se ci siamo già stati (a dispetto di quanto sostengono, senza prove, i complottisti)? Oltre a gettare le basi per una presenza stabile e autosufficiente dell’uomo sulla Luna, il Programma Artemis si propone di essere una tappa intermedia verso le future missioni di esplorazione di Marte, che faranno probabilmente “scalo” sulla Luna servendosi delle infrastrutture la cui realizzazione verrà incentivata da Artemis. In particolare, le missioni verso il Pianeta Rosso potrebbero sfruttare la base permanente che verrà costruita sul suolo del polo sud lunare e su cui la NASA sta concentrando i suoi sforzi a seguito della decisione di sospendere la realizzazione della stazione orbitante “Lunar Gateway”. Gioca un ruolo importante, inoltre, una nuova sfida nello spazio, affine allaCorsa allo Spaziodegli anni ‘60 tra USA e Unione Sovietica: questa volta a sfidarsi sono gli stessi USA e la Cina, che ultimamente sta facendo progressi importanti nel suo programma di esplorazione verso il nostro satellite, su cui si sta risvegliando un notevole interesse scientifico anche a causa di questa rivalità.
Artemis II: una tappa fondamentale
L’importanza della missione Artemis II all’interno di questo programma è cruciale, trattandosi del primo volo con equipaggio diretto verso la Luna da cinquant’anni a questa parte. L’equipaggio della missione, come già detto, è composto da quattro astronauti: Christina Koch, Reid Wiseman, Victor Glover (NASA) e Jeremy Hansen (CSA, agenzia spaziale canadese), quest’ultimo al primo volo nello spazio.
Il lancio avverrà presso il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, nella finestra di lancio di aprile, dopo che, per problemi tecnici, sono state scartate sia quella di febbraio che quella di marzo. Ma come mai il lancio può avvenire soltanto in certe date? Il motivo è dato dalla necessità di ottemperare a ben precisi vincoli imposti per massimizzare la sicurezza dell’equipaggio e la facilità di inserimento nella traiettoria desiderata. In altre parole, la partenza della missione può avvenire soltanto in certi momenti del ciclo lunare, e quindi solo quando la Luna è ad un certo punto della sua orbita intorno alla Terra, tenendo conto anche del movimento di rotazione della Terra su sé stessa.

Dopo il decollo, in circa tre minuti l’equipaggio si ritroverà in orbita terrestre bassa. Dopo otto minuti dalla partenza, la navicella Orion si separerà dal corpo principale dello SLS ed entreranno in funzione i pannelli solari del modulo di servizio europeo. Dopo 90 minuti in orbita terrestre bassa, il secondo stadio porterà Orion in orbita terrestre alta. 24 ore di check in orbita e poi l’Orion si separerà anche dal secondo stadio. In seguito, il motore del modulo di servizio europeo inserirà la navicella in traiettoria verso la Luna. Il momento ‘clou’ della missione sarà il sorvolo a 7500 km dalla Luna, che avrà luogo presumibilmente tra il terzo e il quarto giorno della missione e a seguito del quale verranno attivate le procedure per il rientro a Terra.La missione si concluderà a 10 giorni dal lancio con losplashdownnell’Oceano Pacifico.
Artemis II è dunque una missione importantissima in preparazione allo sbarco sulla Luna, che avverrà nella missione Artemis IV, presumibilmente tra due anni, e per la successiva prospettiva di costruirvi un insediamento umano stabile. Per chi fosse curioso di seguire questo evento storico in diretta, l’appuntamento è sui canali ufficiali della NASA nella notte tra l’1 e il 2 aprile. Ci avviciniamo sempre di più, tappa dopo tappa, a compiere un altro passo che sarà piccolo per un essere umano, ma immenso per l’umanità intera: tutto ciò a dimostrazione del fatto che con lo studio, il lavoro e l’abnegazione si può arrivare ai risultati più straordinari, al confine tra realtà e sogno.
Simone Borasso


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