Il Pasquino di Ripaioli: quando anche le statue parlano!

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Anche le statue parlano!

A Roma, nello specifico, ne esistono sei che, attraverso biglietti anonimi per lo più satirici, erano usate per esprimere il malcontento popolare verso i governanti. Questi componimenti erano chiamati “Pasquinate”, e venivano lasciati al collo o ai piedi delle statue nel corso della notte: sfoghi e critiche verso le autorità, il tutto senza essere accusati o incriminati! Tra i vicoli che portano a Piazza Navona, ce n’è una più di tutte che ha creato molto scalpore nel corso dei secoli: il Pasquino, un busto riemerso nel 1501 da uno scavo archeologico. La leggenda vuole che a creare la statua sia stato un sarto che aveva bottega nel 1500 e che oltre ad avere una grande maestria con l’ago e il filo, fu un personaggio irriverente, che sapeva far ridere e riflettere allo stesso tempo. Le Pasquinate erano così pungenti che alcuni Papi cercarono di gettare la statua nel Tevere, o altri come Papa Adriano VI volevano sbarazzarsene per sempre ma furono fermati dai cardinali che temevano la reazione del popolo.

Anche Todi, nella frazione di Ripaioli, possiede il suo Pasquino. Secondo alcune fonti, tra cui quelle riportate da Andrea Giovanniello, la statua fu ritrovata intorno al 1500 da un parroco del luogo e conservata presso la parrocchia di Ripaioli.

La statua è stata definita come un “pastiche” ossia come un pasticcio, una cosa non coerente e composta da parti di altre opere, in quanto il busto apparteneva a una statua che decorava un monumento funerario, mentre la testa ha un’origine diversa, non ancora specificata. Nel 1703 un forte terremoto provocò il crollo del muro che sorreggeva il Pasquino. Probabilmente il parroco dell’epoca, trovandosi senza aiuti da Roma per la ricostruzione, unì busto e testa creando il pastiche e inserì un’epigrafe in latino, la quale recitava: “Pasquinus Vocor, hic mutus at Romae loquor” (Mi chiamo Pasquino: qui sto zitto, ma parlo a Roma). Considerato che il latino era una lingua conosciuta soprattutto dal clero, se ne è dedotto che l’intervento fosse opera di un ecclesiastico. Nel 2001 il muro che sosteneva Pasquino è franato di nuovo. Per questo motivo, testa e busto sono stati spostati nell’Archivio Comunale di Todi, in attesa di una nuova collocazione. Si stanno studiando modi per conservarli al meglio e restituirli alla comunità di Ripaioli nel modo più corretto.

Angela Zerini

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