Educare ai sentimenti per fermare la violenza: il colloquio degli studenti con Gino Cecchettin

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“Il confronto con i giovani è fondamentale: sono loro il futuro e a loro dobbiamo affidarci con fiducia, accompagnandoli nella costruzione di relazioni sane, fondate sul rispetto, sulla responsabilità e sulla consapevolezza.”

ROMA – Un’aula attenta, studenti attenti e una testimonianza che invita a riflettere. L’incontro con Gino Cecchettin, che si è tenuto a Roma lo scorso 19 febbraio su iniziativa dell’Università Roma Tre, si è trasformato in un dialogo sincero sul rispetto, sull’amore e sulla responsabilità.
Il seminario, dal titolo “Per un’educazione sentimentale. Prevenire e contrastare la violenza di genere”, è iniziato con i saluti istituzionali e l’accoglienza delle quattro scuole coinvolte, tra cui le due classi seconde del Liceo Scientifico “Jacopone da Todi” e due classi terze della scuola media “Cocchi-Aosta”.
Dopo l’intervento delle moderatriciFrancesca Borruso e Liliosa Azara, docenti del Dipartimento di Scienze della Formazione, Gino Cecchettin ha presentato laFondazione “Giulia Cecchettin”, nata in memoria della figlia per contrastare i femminicidi e la violenza di genere, e con essa ilComitato “Giovani per Giulia”, istituito al suo interno, dove si raccolgono idee e si esprimono pareri sulla violenza di genere con un linguaggio alla portata dei ragazzi, che li aiuta a confrontarsi e a rapportarsi in maniera corretta con la società.

Gino Cecchettin ha ribadito più volte l’importanza di ascoltare i giovani, lasciarli parlare, imparare a comunicare con loro, dicendo che linguaggio è il mezzo con cui creiamo rapporti e proprio per questo non bisogna utilizzare parole sbagliate. “Voglio parlare di vita e di progetti, nonostanteil dolore per la perdita di Giulia – ha affermato –perché è da qui che può nascere un cambiamento reale nella società. Stiamo affrontando un problema grave, che richiede di sbarrare con decisione la strada sbagliata, ma anche di indicare e rendere visibile quella giusta. Il confronto con i giovani è fondamentale: sono loro il futuro e a loro dobbiamo affidarci con fiducia, accompagnandoli nella costruzione di relazioni sane, fondate sul rsipetto, sulla responsabilità e sulla consapevolezza“.

Nel libro che ha scritto insieme a Marco Franzoso, “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”, Gino Cecchettin ripercorre la sua storia di padre, i giorni della gioia e quelli del dolore: paragona la loro vita insieme ad uno di quei nastri dei film che si usavano una volta, “il nostro è stato tagliato – dice – ma nel libro volevo comunicarle ciò che non ci siamo detti, continuare ad essere il papà di Giulia e farla rivivere in tutto quello che faccio”.

In quelle pagine parla più volte sia dell’amore ricevuto dalle persone dopo la morte di Giulia sia dell’ odio riversato su di lui perché condivideva il pensiero di sua figlia Elena secondo la quale “il femminicidio è l’estrinsecazione più odiosa del patriarcato”. Cecchettin sceglie di non stare in silenzio, si interroga sugli esiti più efferati di una cultura patriarcale che ancora ci riguarda e trova le parole per ricordare chi era Giulia e cosa ha imparato da lei.

Il tratto della figlia che gli è rimasto più impresso è il suo essere sognatrice, e la determinazione nel raggiungere i suoi obiettivi, “sognate sempre in grande” ha detto! Giulia, di fronte alle difficoltà della relazione con Filippo, ha avuto il coraggio di dire no; ha saputo riconoscere una relazione tossica. I giovani per fare lo stesso devono individuare il proprio perimetro di libertà. Lo ha paragonato ad un cerchio che racchiude le scelte inviolabili di ognuno, dove nessuno può infrangere ciò che si trova al suo interno. Quando qualcuno viola questo spazio è fondamentale riconoscere e bloccare immediatamente la relazione con quell’individuo.

Ogni classe ha condiviso esperienze e percorsi di educazione all’affettività e alla consapevolezza di genere realizzate insieme ai docenti nell’ambito dei rispettivi percorso formativi: è stato formativo, per noi della2AS, intervenire illustrando il nostro lavoro, il nostro, personale “Manifesto del rispetto” contenente le 10 regole più importanti per parlare di rispetto nelle sue tre declinazioni: rispetto di se stessi, rispetto degli altri e farsi rispettare. Il Manifesto, peraltro, è stato frutto di un lavoro condiviso, successivo alla lettura del libro di Viola Ardone “Oliva Denaro”.

Il papà di Giulia ha chiesto, infine, a noi ragazzi di pensare a un momento “memorabile” della nostra vita per poi sottolineare con piacere che nessuno aveva menzionato i social!

Il suo messaggio, da portare a casa, è stato il seguente “non fatevi utilizzare dalla tecnologia,fate della vostra vita una bella opera, un libro da scrivere”.

Elena Grimaldi e Giacomo Torre(classe 2AS)

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