TODI – Un accordo agricolo che diventa strategia industriale, un territorio che cambia volto e un’azienda che continua a investire in Italia. È questo il quadro emerso sabato 29 novembre nella Sala del Consiglio, dove si è tenuta una conferenza dedicata ai risultati dell’intesa tra Ferrero e la Regione Umbria per lo sviluppo della filiera delle nocciole. Ospite dell’incontro Pietro Maria Brunetti, assistente di Giovanni Ferrero, figlio del fondatore Michele Ferrero, e figura chiave del gruppo dolciario piemontese. Manager di primo piano del panorama industriale italiano, Brunetti è Direttore delle Relazioni Esterne e Istituzionali di Ferrero, ruolo che lo vede impegnato nei rapporti con il Parlamento europeo e nella rappresentanza dell’azienda nei principali contesti internazionali. Nato a Torino nel 1960, laureato in Giurisprudenza con un master in Business Economics, è entrato in Ferrero nel 1989, costruendo una carriera che gli è valsa, nel 2014, il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana per il contributo dato all’industria nazionale.
Al centro della conferenza, la presentazione dei risultati dell’accordo che ha portato l’Umbria a diventare uno dei territori chiave del Progetto Nocciola Italia, l’iniziativa con cui Ferrero punta a rafforzare la produzione nazionale di nocciole, riducendo la dipendenza dall’estero e costruendo una filiera agricola stabile, tracciabile e sostenibile.

Il patto tra Ferrero e l’Umbria prende forma nel 2018, grazie all’intesa tra Ferrero Hazelnut Company e ProAgri, la cooperativa agricola di Città di Castello incaricata di sviluppare il progetto sul territorio regionale. Per gli agricoltori umbri l’accordo rappresenta una garanzia concreta: Ferrero si impegna ad acquistare il 75% della produzione, con un prezzo legato ai costi di produzione e un minimo garantito, offrendo, inoltre, formazione tecnica e supporto continuo. Dopo una prima fase dedicata all’impianto dei noccioleti e all’ampliamento delle superfici coltivate, il progetto entra ora nella sua fase più significativa. Tra il 2024 e il 2025 diventa infatti operativo il primo impianto umbro dedicato al ritiro, alla pulizia, all’essiccazione e allo stoccaggio delle nocciole, un’infrastruttura che consolida ulteriormente la filiera e genera nuove ricadute occupazionali sul territorio. Nel corso dell’incontro, Brunetti ha richiamato più volte il tema della sostenibilità, spiegando come per Ferrero non si tratti solo di rispetto dell’ambiente, ma di un modo più ampio di fare impresa. Da un lato, l’azienda punta a un’agricoltura attenta al territorio, che tuteli il suolo e garantisca produzioni controllate e di qualità; dall’altro, lavora per creare condizioni di stabilità economica e sociale per chi opera nella filiera.

L’accordo con l’Umbria va in questa direzione: offrire agli agricoltori certezze sul futuro, grazie a impegni di acquisto chiari e a un sostegno costante sul piano
tecnico. Un modello che aiuta a rendere l’agricoltura più solida e a contrastare lo spopolamento delle aree rurali, creando nuove opportunità di lavoro sul territorio.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle persone, soprattutto ai giovani.
«Ferrero – ha sottolineato Brunetti – investe nella formazione e nella crescita delle competenze, convinta che lo sviluppo di un territorio passi prima di tutto dal valore umano». Un principio che risale alla visione del fondatore Michele Ferrero, per il quale il successo dell’azienda doveva andare di pari passo con il benessere delle comunità coinvolte. L’interesse suscitato da questi temi è emerso chiaramente nel corso del dibattito, caratterizzato da un elevato numero di domande da parte del pubblico. Un segnale di come il progetto Ferrero in Umbria venga percepito non solo come un investimento agricolo, ma come un modello di sviluppo capace di coniugare impresa, territorio e futuro.
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