DOPPIO COGNOME: PER UNA SOCIETÀ CHE NON SIA A SENSO UNICO

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Riuscite a immaginare una Gens romana con il nome proveniente da una donna e non da un pater familias? Oppure: avrebbe riscosso la stessa fama Alessandro Manzoni se si fosse chiamato Alessandro Beccaria come la madre Giulia? E cosa sarebbe successo al noto condottiero Giuseppe Garibaldi se appena sbarcato a Marsala si fosse presentato come Giuseppe Raimondi, nome della madre Maria Rosa? Probabilmente sarebbe andata allo stesso modo, sarebbero divenuti cioè i grandiosi personaggi che ricordiamo ora, ma sarebbero stati onorati i cognomi di entrambi i loro genitori, non solo quello della la famiglia paterna.

Oggi possiamo realmente pensare a futuri uomini e donne che saranno identificati non solo con il nome del padre, ma anche con il nome della loro madre: il 31 maggio di quest’anno è infatti entrata in vigore la norma pronunciata dalla Corte Costituzionale che dichiara illegittima la trasmissione automatica del cognome paterno.

La decisione anagrafica è stata studiata per la prima volta il 27 aprile ed è stata pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale relegando in un angolo il retaggio patriarcale. Dopo anni di battaglie delle donne e una condanna della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 2014, forse questa sarà la sentenza giusta che spingerà il Parlamento a redigere la legge definitiva. Intanto i cittadini italiani accolgono benevolmente questa “rivoluzione”: negli ultimi giorni a Lecce è stata registrata all’Anagrafe una bambina che per la prima volta ha assunto il cognome della madre e successivamente anche quello del padre. Mentre è di Modena il primo bambino che si chiamerà con entrambi i cognomi dei genitori. Questo fenomeno si sta estendendo non solo in queste due città, ma in tutta Italia fino ad un piccolo comune della Calabria. Si tratta di una grande conquista per l’uguaglianza dei diritti umani poiché il cognome di un individuo fa riferimento alla sua formazione sociale ed educativa in cui a fare la differenza sono entrambi i genitori e non uno solo. Ma non tutti hanno lo stesso parere riguardo a questo argomento. Molti sostengono che la decisione di poter attribuire entrambi i cognomi nell’ordine che si preferisce crei conflittualità all’interno delle varie famiglie poiché alla nascita di un figlio si dovrebbe scegliere con quali tra i quattro cognomi dei genitori registrarlo all’Anagrafe e secondo alcuni questo potrebbe creare disguidi familiari. Nonostante questi commenti il Senato e la Camera hanno proposto diversi disegni legislativi riguardo questo tema che saranno presi in esame i prossimi mesi. Questi progetti prevedono che in mancanza di un accordo tra i genitori per stabilire l’ordine dei cognomi si procederà in ordine alfabetico, inoltre i figli nati dopo il primogenito porteranno il cognome scelto per il primo figlio e i figli maggiorenni, nati prima che la norma entrasse in vigore, possono decidere di aggiungere al proprio nome il cognome della madre nell’ordine preferito. Si sta quindi cercando di attuare una riforma che insieme a tante altre di diverso argomento possono contribuire a rendere il nostro paese più civile e sempre meno legato a ideali che non garantiscono non solo la parità di genere, ma l’uguaglianza sotto ogni punto di vista.

La materia in questione non deve apparire superficiale perché simboleggia un piccolo passo in avanti che permetterà di dare voce in capitolo a più cittadini possibili. Quanto a Manzoni, sono sicura che oggi anche lui, sempre così attento alle simmetrie nel suo romanzo immortale e data l’attenzione psicologica che a volte sa posare sull’universo femminile, aderirebbe alla nuova norma, e si farebbe chiamare Alessandro Manzoni Beccaria. Anche questo, se vogliamo, è provvidenza.

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