NATE PER PARLARE DI DIO

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TODI- Il 18 ottobre scorso è avvenuta la presentazione degli interventi di restauro di tre preziose opere d’arte recentemente recuperate e restituite alla piena fruibilità di studiosi, fedeli e cittadini. Prima ancora che opere d’arte, esse sono testimonianze di fede: per questo sono state collocate all’interno della Concattedrale, con cui tutte hanno legami più o meno diretti. “Segno di contraddizione ” è stato il titolo dell’evento/presentazione al quale hanno partecipato Francesco Campagnani dell’Archivio storico diocesano, Enrico Menestò, presidente del Cisam di Spoleto, Corrado Fratini, storico dell’arte, il vescovo di Orvieto-Todi Gualtiero Sigismondi e la restauratrice Rossella Brunetti.

La prima opera è una pala d’altare raffigurante l’Assunzione di Maria tra i Santi Fortunato, Bernardino da Siena, Cassiano e Pietro martire dipinta da Ferraù da Faenza detto Il Faenzone, che con altre cinque tele decorava gli altari laterali della Basilica voluti dal Vescovo Angelo Cesi alla fine del Cinquecento. La tela è stata poi spostata nella chiesa di San Fortunato nel XIX secolo a seguito della demolizione degli altari, nel 1957 è stata spostata nella chiesa di Ponte Rio dove è rimasta fino al 2004 quando è tornata nella sagrestia del Duomo. Dopo i recenti lavori di restauro la tela è stata esposta nella navata sinistra della Concattedrale, insieme alle altre tele del Faenzone già ricollocate in anni recenti.

La seconda opera è una statua raffigurante la Madonna in trono risalente al XV secolo che faceva parte di una serie dedicata all’Annunciazione. Si tratta di una statua lignea decorata nella veste e nel manto della vergine e nel trono con foglie d’oro. L’opera si trovava nel Monastero della SS.ma Annunziata di Borgo Nuovo: chiuso il monastero, è stata donata dall’Istituto delle Serve di Maria Riparatrici alla Diocesi. La statua è ora collocata nella Concattedrale, un luogo che appare particolarmente adatto in quanto dedicato proprio alla SS.ma Annunziata.

La terza opera è un Crocifisso ligneo policromo risalente agli inizi del XV secolo. Il suo grande valore deriva anche dal fatto che è progettato per avere tre utilizzi, grazie alle braccia, gambe e alla testa mobili può essere utilizzato infatti come “Crocifisso” per l’ordinaria devozione in Chiesa, come “Deposto” per le processioni e i riti di deposizione del Venerdì Santo e per le sacre rappresentazioni medievali del periodo pasquale. Fino alla fine del XIX secolo ornava l’altare maggiore della chiesa di San Salvatore, edificio di culto ridotto a uso profano e alienato nei primi anni del secolo scorso; fu poi portata a San Fortunato insieme ad altre suppellettili quando fu trasferita la parrocchia, assieme a quelle di San Benedetto e San Quirico. Parrocchie che infine furono unite a quella della Concattedrale, che ha ereditato tutto ciò che spettava agli enti soppressi.

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