L’informazione che cambia secondo Sonia Montegiove
SE IL GIORNALISMO È DIGITAL

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TODI – “Tecnologie digitali in una società che cambia” è stato il tema dell’incontro, svoltosi sabato 16 novembre, della redazione di Sottob@nco con Sonia Montegiove, analista, programmatrice e formatrice su temi ICT (Information and Comunications technology).

Sonia Montegiove è giornalista pubblicista, consigliera dell’Ordine dei Giornalisti Regionali dell’Umbria, responsabile editoriale di “Tech Economy 2030“, presidente di LibreItalia e scrive per un paio di magazine online che si occupano di tecnologie digitali e che vogliono raccontare qual è l’impatto del digitale sulle nostre vite.

Durante il suo intervento l’esperta ha illustrato una vasta panoramica di tecnologie suscitando, grazie alle sue specifiche competenze, l’interesse e la partecipazione degli studenti di Sottob@nco e di quelli, non redattori, presenti nell’Aula Magna del liceo.«La tecnologia– ha spiegato all’inizio dell’incontro la giornalista- non è neutra, ma ci cambia e ha cambiato il nostro modo di relazionarci con le persone modificando anche molto il nostro modo di informare ed informarci». La tecnologia, e in particolare i social media, come ha continuato a spiegare la giornalista, è quella che probabilmente ha fatto rivelare ad oggi più effetti cambiando anche molto il modo dei politici di comunicare. Una volta i politici seguivano e inseguivano i giornalisti perché il rapporto con la stampa, con la televisione e con tutto ciò che era il lavoro giornalistico era fondamentale per loro; per un politico era molto importante poter andare in televisione per dire il suo pensiero, ma oggi non è più così: i politici di oggi si disintermediano e cioè passano oltre il giornalista, perché hanno uno strumento molto potente che è il social network, il quale consente loro di avere un rapporto diretto con il cittadino. Il giornalista non serve più e, anzi, a volte, può diventare scomodo perché dovrebbe fare delle domande, dovrebbe mettere in discussione ciò che un politico afferma. Vi sono poi problematiche legate al compenso dei giornalisti, spesso inadeguato, che non permette loro di perdere troppo tempo per fare approfondimenti e inchieste. Da qui si capisce quanto sia cambiato il giornalismo e quanto sia anche cambiata l’aspettativa da parte di chi legge: oggi, nel momento in cui si scrive un articolo, ci si deve immaginare che dall’altra parte non ci sia chi semplicemente si vuole informare, bensì una persona che vuole dialogare, vuole capire meglio e allora il social network ci permette di avere qualcuno con cui rapportarci e dal quale avere delle idee. L’ascolto, il senso dell’informare, in questo modo, non cambia molto perché per informare bene bisogna sapere anche ascoltare quello che dicono le persone, per poi poterlo rielaborare, fare degli approfondimenti e saperlo raccontare.

Oggi però, come ha continuato a sostenere la giornalista, il mondo dell’informazione è cambiato anche per un’altra tecnologia: l’intelligenza artificiale. Ma cos’è l’intelligenza artificiale? Essa non è che una macchina, un computer, un robot che si evolve, che è in grado di cambiare e di crescere attraverso i dati, gli algoritmi e quindi le cose che gli si danno in pasto. A differenza del passato dove eravamo abituati all’automazione, con l’introduzione dell’intelligenza artificiale la macchina apprende grazie all’esperienza che fa e ai dati che continuamente le vengono forniti. La macchina evolve e chi l’ha programmata non sempre riesce a capire come evolverà per il fatto che ciò dipende dai dati che la macchina continuamente assume. Questa intelligenza viene usata già oggi nel giornalismo per scrivere dei pezzi e fra un pezzo scritto dall’uomo e uno scritto dalla macchina si preferisce quest’ultimo perché utilizza un linguaggio più semplice, chiaro e comprensibile. L’uomo, a differenza della macchina, è in grado di dare una propria chiave di lettura e, soprattutto, può provare empatia che è una delle poche cose che le macchine non riescono ancora ad emulare bene.

L’esperta ha poi parlato di cloud computing, social media, big data, block chain spiegando non solo il significato dei vari termini, ma analizzando gli impatti che i driver tecnologici hanno sul lavoro del giornalista e mettendone in evidenza vantaggi e svantaggi: « ogni servizio– ha dichiarato l’esperta- ha le sue regole, le sue condizioni che bisogna conoscere bene, bisogna leggere attentamente perché è come se si firmasse un contratto». Ha poi spiegato il significato di profilazione, la differenza tra realtà aumentata e virtuale, il modo in cui esse vengono impiegate ed ha concluso dicendo che le macchine, nonostante apportino molti vantaggi, non sono in grado di sostituire l’uomo, ma solo di affiancarlo in quanto l’intelligenza artificiale non potrà mai essere autonoma. L’incontro si è concluso con un consiglio dell’esperta ai redattori: «il settore delle tecnologie è ancora uno di quelli che offrono maggiormente lavoro, le aziende litigano per avere i ragazzi più bravi, c’è bisogno di ingegneri informatici ed elettronici, di persone che sappiano di tecnologia applicata in ambito medico e quindi rifletteteci».