L’empatia a scuola
IMPARARE A COMPRENDERSI

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TODI – Come tutti gli anni, anche il 2019, si è inaugurato con la Notte Nazionale del Liceo Classico, dal tardo pomeriggio fino allo scoccare della mezzanotte. Tra le tante attività è spiccato un lavoro, consistente in una serie di video-interviste rivolte a insegnanti, alunni e personale ATA nel contesto scolastico su quesiti riguardanti l’empatia, a cura della prof.ssa Bartolucci Elisa e della classe 4ASU.

La classe 4ASU insieme alla prof.ssa Bartolucci

Altresì è veritiero che quando si parla di emozioni e sentimenti si sfocia sempre nella banalità e ciò è causato principalmente dal contesto sociale in cui ci troviamo, poiché essendo ‘imbottito’ da tecno-scienze si tende ad assegnare poca importanza ad esperienze emotive, basti pensare che una semplice emoticon racchiude un insieme di emozioni di un individuo. Proprio per questo motivo parlare di empatia, come dettato dal senso comune, è stato sempre così facile, ma allo stesso tempo così poco comprensibile. Per colmare questo dubbio basti ricorrere alle origini di questo vocabolo, da en=dentro e pathos= sentimento e dunque si intende un atteggiamento di ‘totale immersione’ nei sentimenti di un individuo e talvolta di aiuto e condivisione. Di conseguenza questo comportamento implica l’essere ascoltati, ma anche il saper ascoltare. Il che non è lo stesso di sentire, in quanto l’ascolto attivo è un atto volontario che implica attenzione, sensibilità e soprattutto intelligenza. Inoltre non è da sottovalutare che l’empatia è una competenza emotiva che favorisce l’entrata in sintonia con la persona con la quale si interagisce e appunto, è un’abilità sociale di fondamentale importanza che rappresenta uno degli strumenti di base per una comunicazione interpersonale efficace e gratificante. Purtroppo nella società odierna la possibilità di ascoltare diviene sempre più difficile a causa di stress, aggressività e frenesia. Eppure la ricerca psicologica ha mostrato che qualche forma di empatia è presente fin dai primi mesi del bambino, come imitazione dei gesti significativi dell’adulto, ma una vera e propria forma di empatia si manifesta a partire dai 18 mesi. Inoltre per un’empatia “adulta” è essenziale un decentramento cognitivo che permette di condividere le emozioni di chi sta difronte a noi, anche se sono totalmente diverse dalle nostre. Tanto è vero che l’empatia ha una base biologica, ma per svilupparsi adeguatamente ha bisogno di essere educata sia in famiglia sia a scuola. Proprio per questo, è inserita tra le prime 10 competenze richieste entro il 2020 dal World Economic Forum. Tutto ciò è la prova che mostra l’intelligenza emotiva come una componente imprescindibile nel mondo del lavoro, poiché anche vivendo 500 esperienze emotive si è coscienti solo di una frazione di esse e questa consapevolezza porta a capire la necessità di esplorare le emozioni sul posto di lavoro. Per intelligenza emotiva, come afferma lo psicologo Goleman, si intende la capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri e di saper gestire le emozioni in modo efficace. Per valorizzare al meglio l’intelligenza emotiva in azienda esistono, 4 ambiti che compongono il modello delle competenze dell’intelligenza emotiva e sono: Autoconsapevolezza (sapere cosa sento e perché lo sento), Autogestione (gestire le emozioni stressanti e individuare le emozioni positive), Consapevolezza sociale (Riconoscere ed empatizzare con le emozioni altrui), Gestione delle relazioni (Lavorare efficacemente con gli altri, risolvere i conflitti, ispirare e motivare). Dunque l’empatia è riscontrabile in qualsiasi contesto sociale come quello medico, basti pensare alla relazione medico-paziente.

In relazione a ciò, come sostiene Eleonora Perri, una delle studentesse del 4ASU: «Proponendo questo lavoro per la Notte Nazionale del Liceo Classico, ovvero un mix di interviste riguardanti l’empatia, abbiamo voluto far conoscere questa esperienza di condivisione in cui ognuno di noi ogni giorno entra in contatto inconsciamente. Infatti è stato dimostrato che un momento in cui ci si sente particolarmente empatici è proprio in ambito familiare, poiché sono presenti comportamenti che incoraggiano la maturazione della fiducia negli altri». Inoltre è bene evidenziare che l’ascolto attivo è la prima via di accesso all’interiorità dell’interlocutore, mentre essere ascoltati equivale ad essere accolti, compresi, accettati e può alleviare inquietudini e sofferenze. «Tanto è vero che nelle interviste che abbiamo svolto si è data la stessa importanza all’essere ascoltati e all’ascoltare», così esordisce la studentessa, Eleonora, che conclude: «nonostante tutto il tempo che ha richiesto la formazione del progetto, è stato completamente ripagato dai feedback dei nostri spettatori che talvolta sono venuti a conoscenza di realtà diverse, sebbene importanti». Dunque è stato un lavoro non solo di formazione ma anche un esperimento sociale che ha permesso di confrontare l’esperienza emotiva dell’empatia in diversi individui, che a loro volta ricoprono ruoli diversi in ambito scolastico.  In conclusione è stato possibile andare “a scuola di empatia”.

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