A colloquio con la Direttrice Generale della Fondazione Cinema per Roma Francesca Via
LA VIA DEL CINEMA

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ROMA – Al Festival del Cinema di Roma la parola d’ordine è Arte, la settima Arte, ultima ad esser stata scoperta tra le forme artistiche e di spettacolo ma forse quella che attrae maggiormente le nuove generazioni.  Quando si parla poi del Festival di Roma, sono proprio i dati, un pubblico caloroso di circa 50.000 persone dai 25 ai 34 anni, e gli attori invitati, famosi in tutto il mondo, che rivelano una grande partecipazione ma soprattutto un forte entusiasmo, come dimostrano le parole a commento di Cate Blanchett: «È fantastico che in questo Paese ci siano così tanti Festival del cinema, quello di Roma è unico nel suo genere».  

A parlarci di questo Festival è proprio la Direttrice Generale della Fondazione Cinema per Roma, Francesca Via, laureata all’Università La Sapienza di Roma in Architettura, con significative esperienze alle spalle, successivamente a capo dell’organizzazione del Festival che, grazie anche alla collaborazione di un vasto team, è ritenuto unico nel suo genere. 

Da sempre amante del cinema, per il quale è nata una vera e propria passione specifica, con grande disponibilità si è aperta ai lettori di Sottob@nco.

Da quanto tempo, e come, si è avvicinata a questo mondo? Le è sempre piaciuto questo ambiente o c’è stato qualcosa che l’ha indotta a prenderne parte? 

«La mia storia è un po’ particolare, perché sono laureata in architettura ed una delle mie prime esperienze professionali è stata quella di lavorare nel cantiere dell’Auditorium con Renzo Piano, fin dall’inizio dei lavori. Al termine della costruzione della struttura, dal momento che la conoscevo molto bene, mi è stato chiesto di rimanere in essa come Direttore Tecnico e Operativo e in una fase successiva mi è stato dato l’incarico anche di Responsabile Risorse Umane. E così è cominciata la mia esperienza, non solo nel campo dell’architettura ma anche nel campo organizzativo. Quindi ho cominciato a frequentare l’ambiente culturale attraverso musica, teatro, danza e cinema.

Nel 2006, il sindaco di Roma, Valter Veltroni, decise di istituire la Festa del Cinema di Roma all’Auditorium. Infatti il primo anno della Festa il progetto è stato realizzato dalla Fondazione Musica per Roma, ente che gestisce l’Auditorium. Quella è stata l’occasione in cui sono entrata a stretto contatto con il mondo del cinema, che ho sempre molto amato come utente e per il quale mi è nata una vera e propria passione.

Nel 2007, dal momento che la prima edizione della Festa aveva avuto un enorme successo, è stato deciso di istituire un nuovo ente che si occupasse dell’evento, la Fondazione Cinema per Roma, e dal momento che esisteva, inevitabilmente, una stretta connessione con la complessa struttura dell’Auditorium, mi è stato proposto di diventare prima Direttore Organizzativo della Fondazione Cinema per Roma e un anno dopo Direttore Generale».

Il Festival di Roma ha una grande e lunga storia: può raccontarcela? 

«La Festa del Cinema, come accennavo, è nata da un’idea di Valter Veltroni, l’allora Sindaco e da Goffredo Bettini, Presidente prima di Musica per Roma e poi di Cinema per Roma. A Roma, la città della Dolce Vita, non era mai esistito un Festival di questa portata ed ebbe subito un grandissimo successo a livello sia nazionale che internazionale. E’ vero che ai tempi le risorse disponibili erano tante, quindi si è riusciti a fare una start up dal grosso impatto mediatico con ospiti del calibro di Sean Connery, Al Pacino, Sofia Loren, Nicole Kidman, Leonardo Di Caprio, Monica Bellucci e tanti altri. Roma è anche la sede di quasi tutte le distribuzioni e produzioni cinematografiche e con un grande pubblico attento alla tradizione cinematografica, quindi le due cose messe insieme hanno funzionato, tanto da riuscire a garantire una continuità fino ad oggi, anno in cui stiamo affrontando la 14° edizione».

Com’è nata l’idea della festa del cinema? E’ iniziata con un progetto a medio lungo termine?

«Come dicevo, la Festa del Cinema è un progetto che inizialmente faceva parte delle produzioni dell’Auditorium, ma dopo il primo anno, visto il grande successo, è stato deciso di istituire una Fondazione dedicata che si occupasse del progetto e non solo. La Fondazione è una struttura di diritto privato ma a partecipazione pubblica, infatti i Soci Fondatori sono Comune di Roma, Regione Lazio, Camera di Commercio, Auditorium Parco della Musica e Provincia di Roma che poi, con la soppressione delle città metropolitane, è stata sostituita dal Ministero dei Beni Culturali.

La mission data dai Soci è stata fin da subito di lavorare certamente sulla Festa del Cinema, cuore pulsante dell’attività della Fondazione, ma anche su attività durante l’anno che contribuissero alla crescita e alla fidelizzazione del pubblico nel campo dell’audiovisivo in generale.

La nostra attività durante l’anno prevede rassegne, omaggi, retrospettive, un concorso di documentari, arene estive e attività di formazione per i giovani in accordo con la sezione autonoma e parallela Alice nella Città».

Quali sono le fasi di preparazione della Festa del Cinema di Roma, in precedenza Festival internazionale del film? Quanto tempo si impiega a progettarlo?

«Diciamo che la progettazione inizia dal mese di febbraio, con il Festival di Berlino; infatti, i festival internazionali, in particolare Berlino, Cannes, Venezia e Toronto sono per noi appuntamenti fondamentali per la costruzione del programma. Ma anche subito dopo la Festa, nei mesi di novembre e dicembre, c’è una grande attività di resoconti e consuntivi che occupa lo staff».

Come vengono scelte le pellicole, ma anche gli attori e la giuria? Sono a conoscenza del fatto che molti registi e attori emergenti possono avere la possibilità di esprimersi in questo festival, di conseguenza è la Fondazione che contatta le produzioni o sono loro che chiedono di partecipare? Come vengono premiati?

«Per la selezione dei film viene pubblicato a partire da marzo (con scadenza ad inizio di agosto) un regolamento sul sito della Fondazione al quale chiunque può partecipare, sulla base dei requisiti indicati, poi c’è parallelamente un’attività di ricerca fatta dallo staff dell’Ufficio Cinema che guarda i film in uscita nell’anno, li chiedono alle produzioni, li vedono e nel caso fossero interessanti, li invitano. Tutto questo comporta lunghe trattative sulla base delle strategia di uscita di ciascun film.

La caratteristica di Roma è che abbiamo solo il premio del pubblico al miglior film, che viene attribuito attraverso un sistema di voto digitale (Ipad, smartphone, PC), quindi non abbiamo giurie. Le giurie le abbiamo avute nel passato e la selezione dei giurati veniva fatta dalla Direzione Artistica.

Altra particolarità della Festa del Cinema gli Incontri Ravvicinati, dove attori, registi e personalità della cultura più in generale (scrittori, cantautori, architetti) vengono intervistati dal nostro Direttore Artistico davanti al pubblico pagante. Queste personalità vengono selezionate nel corso dell’anno dalla direzione artistica».

Ogni giorno è a contatto con attori e registi. Ha percepito un cambiamento nell’ambiente, anche a seguito della protesta contro le molestie verso attrici donne? In particolare, ha riscontrato dei mutamenti a livello di Festival?

«A seguito dello scandalo Weinstein, il più grande produttore internazionale, tutto il mondo del cinema si è attivato in massa, con grande forza, ma come tutte le cose e nel mondo del cinema in particolare, questo movimento ha portato ad alcuni eccessi, uno su tutti il violento attacco subito da Alberto Barbera, Direttore della Mostra del Cinema di Venezia, perché accusato di non avere sufficienti registe donne nella selezione ufficiale, fatto che limita la libertà di espressione. Comunque, come tutti i grandi Festival, abbiamo aderito al movimento Mee too per garantire almeno una trasparenza ed un’attenzione al tema della discriminazione, problema che certamente esiste e va combattuto».

Quest’anno un ruolo importante sarà svolto dagli incontri ravvicinati, dalla retrospettiva, dai restauri e dagli omaggi. Cosa si intende con ciò? 

«La Festa del Cinema ha un Direttore Artistico con scadenza triennale, ad oggi il Direttore è Antonio Monda, che è stato rinnovato per due mandati.

Ogni direttore ha la facoltà dare la sua linea editoriale alla Festa. Come accennavo, caratteristica apportata da Monda sono gli “Incontri Ravvicinati”, che sono degli incontri con grandi talenti italiani ed internazionali, non solo legati al mondo del cinema ma anche attori, scrittori, musicisti e architetti. Che parlano davanti al pubblico della loro filmografia, delle loro passioni, del loro rapporto con il cinema e raccontano loro storia.

Altre caratteristiche di questa Direzione Artistica sono la selezione ufficiale all’interno della quale sono presenti anche documentari ed è la sezione votata da pubblico, i restauri che sono film vecchi restaurati sui quali si costruiscono incontri e dibattiti (ad esempio l’anno scorso la versione restaurata di San Michele aveva un gallo dei fratelli Taviani è stata presentata da Martin Scorsese ad una platea di studenti) e gli omaggi sono sempre proiezioni legati a grandi personaggi del mondo del cinema».

“Alice nella città”, la rassegna autonoma e parallela di film indirizzati ad un pubblico giovane, è un ottimo modo per inserire i ragazzi nel mondo del cinema. Ci può descrivere come viene organizzato, in particolare se i ragazzi selezionati su tutto il territorio nazionale debbano compilare dei test o seguire piuttosto altre modalità? Quando vengono scelti?

«Alice nella Città è una sezione autonoma e parallela che si svolge durante la Festa del Cinema, il loro programma è quindi autonomo e dedicato ad un pubblico di ragazzi. Loro hanno un vero e proprio concorso con una giuria di giovani (maggiorenni) che vengono selezionati attraverso le scuole a partire da maggio. La selezione avviene attraverso una prima parte scritta dove i ragazzi devono fare delle sinossi di film che hanno visto e successivamente una parte orale, a carattere conoscitivo. I giurati della sezione Alice hanno un accredito che consente la visione solo dei film della sezione stessa».

Avete degli spazi multimediali dove si raccolgano impressioni e suggerimenti, oltre al sito del festival?

«Oltre al sito ci sono i social (Instagram, Facebook, Twitter) dove teniamo un costante rapporto con il nostro pubblico».

Come si è potuto constatare, la passione, la costanza e l’amore per il cinema sono degli aspetti che sicuramente a Francesca Via ed al Festival non mancano, ciò viene sentito anche dal vasto pubblico che nei social si esprime così con i seguenti commenti:

Facebook
«Meravigliosa esperienza <3»

Instagram
«Your approach is so refreshing! Were
you always that creative?»
«Cosa darei per essere lì invece che
dietro questo computer e questa scrivania a lavoro»

Twitter
«Grazie a voi per questi 10 giorni
di cinema “totale”! Sono giá in
astinenza! Al prossimo anno!!»

 

E per concludere:

 

“A differenza di tutte le altre forme d’arte, il cinema è in grado di cogliere e rendere il passaggio del tempo, per fermarlo, quasi a possederlo in infinito. Direi che il film è la scultura del tempo” 

Andrej Tarkovskij  

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