Il progetto Msna (Minori stranieri non accompagnati) tra difficoltà e resistenze
IL VOLTO DELL’ACCOGLIENZA

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TODI – Non solo SPRAR con il Centro di accoglienza per rifugiati politici stranieri che ha sede al Crispolti (di cui ha già scritto Giulia Mannaioli per Sottob@nco).

Da alcuni mesi la città ospita il centro FAMI (Fondo asilo migrazione e integrazione) di seconda accoglienza per Minori Stranieri Non Accompagnati. L’iniziativa è stata voluta dall’amministrazione Rossini che ha partecipato al bando del Ministero dell’Interno nel settembre 2016; a seguito di un bando di gara ad evidenza pubblica, all’inizio del 2017, la gestione del centro è stata poi aggiudicata all’Istituto Artigianelli Crispolti. 

In questo momento la struttura ospita sette ragazze nigeriane e un’ivoriana, tutte minorenni, che arrivano da altri centri FAMI o da altre strutture di prima accoglienza. Le ragazze sono tutte provenienti dalla tratta della prostituzione. Lo scopo del progetto, spiega l’educatrice e coordinatrice del progetto Elisa Scassini, è quello di «insegnare alle ragazze, attraverso turni di lavoro e tabelle organizzative, le regole di convivenza e di gestione di una casa, al fine di renderle autonome». Le adolescenti sono seguite h24 da un team di educatori, operatori di differente formazione professionale, uno psicologo e dall’assistente sociale comunale.

Alcuni elementi del dream team tuderte

Il progetto, pur essendo partito in sordina, nonostante le critiche e lo scetticismo mostrato da un considerevole numero di cittadini e alcune criticità emerse,  procede regolarmente. Eppure non è sempre facile gestire le ragazze: «Alcune – afferma la coordinatrice – hanno capito che questa è un’opportunità che devono sfruttare per migliorare la loro vita» e decidono quindi di comportarsi nel migliore dei modi e di intraprendere un percorso volto alla riqualificazione della loro situazione attuale; altre, invece, presentano l’ostilità tipica dei teenager, e si trincerano dietro alla protezione garantita dal loro status. 

Uno dei problemi maggiori legati al centro è rappresentato dall’integrazione delle ragazze nella società. Dopo più di un mese di permanenza per loro è stato attivato un corso di alfabetizzazione; frequentano inoltre diverse scuole tuderti e partecipano a varie attività sportive e culturali, a seconda delle loro inclinazioni. L’assessore alle politiche sociali Alessia Marta ripone fiducia nell’ambiente scolastico anche se «le ragazze si sentono osservate e prese in giro e proprio per questo non se la sentono di aprirsi ai loro coetanei». La maggior parte dei cittadini tende infatti ad emarginare le ragazze: basti pensare che alcuni di essi si sono addirittura lamentati per il fatto che andassero in giro a scattare selfie, proprio come ogni altro adolescente. 

Un altro grande ostacolo per l’integrazione è la sostanziale differenza di maturazione tra le migranti e gran parte dei ragazzi tuderti, la cui più grande preoccupazione sta nella scelta del vestito o del colore dello smalto: le ragazze del centro hanno alle spalle un passato molto difficile, in cui si intrecciano storie di promesse non mantenute, di inganni, ricatti e rapimenti. Quando erano ancora bambine hanno dovuto affrontare e sopportare esperienze atroci, provando uno strano miscuglio di emozioni che nemmeno un vero adulto potrebbe gestire.

Gli occhi, pieni di terrore, di un bambino immigrato

Il futuro delle ragazze resta un’incognita: una volta maggiorenni, non hanno più diritto di restare nella struttura e dovranno cercare lavoro per richiedere quindi un permesso di soggiorno per attività lavorativa o, come fa la maggior parte di loro, cercare di ottenere la protezione internazionale, avendo alle spalle esperienze durissime.

L’assessore alle politiche sociali Alessia Marta

«Se le richieste non venissero accettate – spiega Elisa Scassini – diventerebbero vere e proprie clandestine». Un escamotage che sfrutterà la direzione del centro per prendere tempo è quello di chiedere una proroga per far completare alle ragazze il percorso scolastico, ma questa ovviamente sarebbe solo una soluzione temporanea.

«Sarebbe stata una scelta politica più opportuna – afferma l’assessore Alessia Marta – partecipare al bando FAMI del Ministero dell’Interno, puntando sulla linea dell’affido familiare, come ad esempio ha fatto il comune di Corciano, in base alla disponibilità delle famiglie del territorio, e garantendo ai minori l’accoglienza in un tessuto familiare che è in grado di intervenire in situazioni di disagio sociale e di abbandono educativo».

Noi di Sottob@nco ci sentiamo di ammonire i comportamenti ostili verso queste ragazze, che crediamo possano essere anche un’importante risorsa per Todi. Ci auguriamo che possano avere un futuro tranquillo e una vita felice.

“Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo” (Socrate)

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